|
|

INFORMAZIONE
top ^
Pubblicato il 15/04/2008
di Milena Di MauroROMA- Silvio Berlusconi mettera' a punto gia' ''in settimana'' un governo nuovo ed ''entro l'anno'' dara' vita a un nuovo partito, il Pdl. Con sole quattro ore di sonno sulle spalle, nel giorno successivo alla vittoria, il Cavaliere assicura di aver gia' messo in piedi ''senza problemi'' e con ''decisione veloce'' la squadra per palazzo Chigi: ''Snella, con 4 donne e 60 persone di consolidata esperienza nella cosa
pubblica ed immediatamente operative''.
Un vertice di maggioranza domani a colazione potrebbe portare alla formazione definitiva, che Berlusconi ha ridiscusso
con Umberto Bossi al telefono e con Gianfranco Fini in un vertice di un paio d'ore a Palazzo Grazioli, durante il quale si
e' deciso anche di andare ''a tappe accelerate ed entro l'anno'' al congresso di nascita del Popolo della Liberta'. A Palazzo
Grazioli domani arrivera' anche la 'new entry' Raffaele Lombardo, fermamente intenzionato a chiedere un posto da
ministro.
Altre decisioni prese oggi: Gianfranco Fini sara' presidente della Camera (e gia' avrebbe confidato ai suoi quale sara' il
suo primo atto istituzionale, anche se il leader di An ieri non avrebbe troppo gradito l'annuncio fatto dal Cavaliere e non
concordato preventivamente). Renato Schifani dovrebbe essere invece presidente del Senato (ma per lo scranno piu' alto di
Palazzo Madama ancora gira il nome di Roberto Formigoni, ed in subordine quello del leghista Roberto Castelli).
Claudio Scajola sara' a capo degli oltre 272 deputati del Pdl a Montecitorio, mentre Maurizio Gasparri guidera' i senatori. Inoltre, sembra
deciso che - fino ai congressi che in autunno porteranno allo scioglimento di Fi e An e quindi alla Assemblea Costituente del
Popolo della Liberta' - le sorti del nuovo partito saranno in mano ad un 'direttorio', composto dai capigruppo, per arrivare
piu' gradualmente ad una guida politica 'forte', al momento non matura. Oggi Berlusconi e Fini hanno comunque concordato di
accelerare sul partito unico, con il congresso fondativo entro fine 2008.
Quanto alla squadra di governo, il Cavaliere vuole che la lista di ministri sia nero su bianco entro mercoledi' sera, per
potersi poi dedicare ai doveri di ospitalita' verso Vladimir Putin, ospite da giovedi' a Villa Certosa in Sardegna. La
formazione e' ormai quasi chiusa: i due vicepremier saranno Gianni Letta e Umberto Bossi (con delega alle Riforme che
potrebbe pero' anche passare di mano ed andare a Roberto Calderoli). Agli Esteri andra' Franco Frattini e all'Interno
Roberto Maroni.
Alleanza Nazionale - che oggi ha riunito l'ufficio politico per una soddisfatta analisi del voto - avra' la Difesa con
Ignazio La Russa e le Infrastrutture con Altero Matteoli, mentre a Gianni Alemanno (se dovesse uscire sconfitto dalla corsa al
Campidoglio) andrebbe il Lavoro. Al partito di Fini andra' certamente anche un quarto ministro senza portafoglio, in 'quota
rosa'. Si fanno i nomi di Giulia Bongiorno, Giorgia Meloni e Adriana Poli Bortone. Al riguardo, da registrare le forti
resistenze espresse dai colonnelli di via della Scrofa quando Gianni Letta ha provato a caldeggiare la carica di Guardasigilli
per la Bongiorno.
''Non e' matura politicamente - si e' detto - potrebbe sollevare tecnicismi e andare in urto con Berlusconi in un settore troppo delicato''. Al ministero della Giustizia vorrebbe andare l'ex presidente del Senato Marcello Pera, ma e' assai probabile che via Arenula andra' un altro esponente di Fi. Alla Lega dovrebbe toccare uno degli altri posti riservati da Berlusconi nel suo quarto governo alle donne. Rosi Mauro
potrebbe avere le Attivita' Produttive, mentre l'azzurra Stefania Prestigiacomo e' in predicato per l'Istruzione e Mara Carfagna per Pari Opportunita' o Famiglia. La casella dell'Economia e' riservata a Giulio Tremonti, mentre ai Beni Culturali il testa e testa e' tra Paolo Bonaiuti e Sandro Bondi. L'ex portavoce di Berlusconi potrebbe in alternativa andare ai Rapporti con il Parlamento, che altrimenti andrebbero ad Elio Vito.
'SEPARAZIONE CARRIERE IMPRESCINDIBILE'''La separazione delle carriere e' un obiettivo imprescindibile: essendo stato inquisito tantissime volte e sempre assolto non posso che dare un giudizio positivo dei giudici, non la stessa cosa dei Pm''. Lo afferma Silvio Berlusconi nella conferenza stampa all'Auditorium.
'LEGA NON HA MAI COMANDATO IN 5 ANNI GOVERNO'''Ho sentito dire qualcuno che la Lega comandera', la Lega non ha mai comandato in 5 anni di
governo''. Lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa.
Il leader del Pdl ha aggiunto che il Carroccio ''e' sempre stato molto ragionevole al tavolo delle decisioni'' ed ha
parlato di ''aspetto fraterno'' fra lui e Bossi.
NOMINE: BERLUSCONI, RICONFERMATA GRAN PARTE MANAGER ''Credo che al momento del nostro insediamento il governo si esprimera' per riconfermare in massima parte i dirigenti''. Cosi' Silvio Berlusconi, leader del Pdl, nel corso di una conferenza stampa a proposito delle cariche in scadenza dei vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Terna. E Berlusconi ha tra l'altro ricordato che ''c'e' qualcuno di questi manager che vuole lasciare''.
BERLUSCONI, IN SETTIMANA LA LISTA DEI MINISTRI"In settimana" ci sarà la lista dei ministri del nuovo governo: lo assicura Silvio Berlusconi a 'Radio Anch'io' spiegando che "non ci sono problemi" e che "domani ci sarà una riunione con gli alleati".
"Entro questa settimana sceglierò la squadra di governo con gli alleati della coalizione", ha ribadito poi Silvio Berlusconi in diretta telefonica a Unomattina. Si tratterà, ha spiegato, "di un totale di 60 unità tra ministri, viceministri e sottosegretari: la squadra sarà numericamente la metà del governo in carica". Il leader del Pdl ha spiegato che punterà "su persone immediatamente operative che hanno già lavorato per il governo di centrodestra per 5 anni". "Questo criterio garantirà - ha proseguito Berlusconi - una pronta formazione della squadra ed elevate capacità delle persone chiamate ad incarichi di responsabilita".
Gianni Letta "è indispensabile nel governo": afferma Berlusconi rispondendo a chi gli chiede se Letta sarà vicepremier nel suo governo. "Si tratta - spiega - di una persona eccezionale, stimata da tutti perché rispetta tutti. E' una fortuna per tutti averlo con noi".
Berlusconi conferma che sarà a Napoli "tre giorni a settimana" e che nel capoluogo campano terrà il primo Consiglio dei ministri del suo governo. "Ho già trovato una sede operativa - dice a 'Radio Anch'io' - ci resterò per tre giorni alla settimana e verrò via solo quando avrò la certezza di avere avviato il problema dei rifiuti verso la soluzione definitiva".
INFLAZIONE: BERLUSCONI, VEDREMO COME INTERVENIRE "Vedremo quali saranno le possibilità di intervento" rispetto all'aumento dei prezzi. Lo afferma Silvio Berlusconi a 'Radio Anch'iò commentando a caldo i dati sull'inflazione. "Rispetto all'aumento dei prezzi - sostiene - scontiamo sua l'operato del precedente governo sia la crisi internazionale con l'aumento delle materie prime e dei prodotti alimentari. Abbiamo già in mente qualcosa, anzi un progetto preciso che metteremo in atto subito per contenere i prezzi, a partire dalle catene alimentari, con la collaborazione della rete dei consorzi di commercio". Berlusconi conferma inoltre che al primo Consiglio dei Ministri sarà abolità l'Ici sulla prima casa.
SERVE NUOVA ARCHITETTURA ISTITUZIONALE "Dobbiamo modificare la nostra architettura istituzionale". Ha ribadito Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl ha ricordato in sintesi i punti sui quali bisogna agire: più poteri al premier, una sola camera legislativa, dimezzamento dei parlamentari e anche dei consiglieri regionali e comunali; eliminazione delle province. Silvio Berlusconi si è detto pronto ad impegnarsi in questa opera: "Sono diverso dal Berlusconi 2001. Ora conosco bene la macchina dello stato".
VELTRONI, COSTITUIREMO UN GOVERNO DELL'OPPOSIZIONE
ROMA - ''Costituiremo un governo dell'opposizione, un governo ombra che avra' un numero di ministri coincidente con quelli che andra' formando il Pdl''. Lo annuncia in conferenza stampa Walter Veltroni sostenendo che questo ''fa parte dello sforzo di europeizzazione della dialettica fra maggioranza e opposizione''.
''Partiamo da qui per una nuova stagione di espansione elettorale per andare piu' avanti e piu' nel profondo della societa' italiana'', ha aggiunto analizzando il voto alle elezioni politiche. ''Vedendo i dati del Senato - ha affermato Veltroni- abbiamo preso da +6 a +10% nella grandi citta', dobbiamo penetrare in profondita' nella societa' italiana''.
Secondo Veltroni, nella sconfitta di tutte le forze dell'ex Centrosinistra ''ha pesato il giudizio verso il Governo''. In ogni caso, ha sottolineato, ''il dato elettorale e' inequivocabile, con una forte affermazione del Pdl'', sottolineando il ''massiccio spostamento'' di voti della coalizione vincente verso la Lega con il Pdl che ha perso 804 mila voti rispetto al 2006. Infine ha definito un ''errore e un limite'' dovuti alla legge elettorale il fatto che la Sinistra Arcobaleno non abbia ''garantito il diritto di tribuna in Parlamento''.
VELTRONI, DA BERLUSCONI NON UN BUON INIZIO
ROMA- ''Sono rimasto molto negativamente colpito dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, affermazioni che non fanno vedere un buon inizio''. Lo afferma il leader del Pd Walter Veltroni che critica ''un certo tono verso le altre forze politiche e annunci che rivelano una certa idea di autosufficienza''. ''C'e' anche all'orizzonte - afferma Veltroni- la nomina di un commissario europeo e vorrei sapere se vale la logica dello spoil system che non valse quando tocco' a noi nominare il commissario europeo''. Veltroni vede ''un avvio non ispirato allo spirito che ieri sera abbiamo rilanciato cioe' di dialogo e che anche oggi ribadiamo perche' e' necessario affrontare da subito in parlamento il tema delle riforme per la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo, e la riforma della legge elettorale''.
BUSH A BERLUSCONI, PRONTI A LAVORARE INSIEME
WASHINGTON - Il presidente americano George W.Bush ha chiamato Silvio Berlusconi per congrutalarsi per la vittoria alle elezioni, e gli ha fatto sapere di essere ''pronto a lavorare di nuovo con lui''. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino.
La portavoce presidenziale Dana Perino ha detto oggi, nel briefing del mattino per i giornalisti della Casa Bianca, che il presidente Bush'si e' congratulato con Silvio Berlusconi per la sua vittoria nelle elezioni italiane''. ''Il presidente Bushe' pronto a lavorare di nuovo con lui'', ha aggiunto la portavoce, marcando la parola 'again' (di nuovo). E' questa la prima dichiarazione della Casa Bianca sul risultato elettorale italiano. Il Dipartimento di Stato si era invece gia' espresso ieri sottolineando il rapporto di ''grande amicizia'' tra Italia e Stati Uniti.
VINCONO PDL E LEGA, CROLLA SINISTRA ARCOBALENO
Berlusconi ha vinto, anche grazie al grande successo della Lega al Nord. Alla Camera, Pdl, Lega e Mpa ottengono insieme il 46,7% (con la Lega oltre l'8%) contro il 37,6% di Pd e Italia dei valori. Al Senato, dove si temeva il pareggio, Berlusconi dovrebbe avere circa 30 seggi di maggioranza (mancano poche sezioni, ma i definitivi non ci sono ancora).
Tra i 'piccoli' entra in Parlamento solo l'Udc di Casini, con il 5,6%. Tutti gli altri restano lontanissimi dal quorum (4% alla Camera, 8 al Senato). La Sinistra arcobaleno di Bertinotti supera di poco il 3%, la Destra di Santanchè e Storace è sotto il 2,5, i socialisti di Boselli sotto l'1. Bertinotti e Boselli hanno annunciato la loro uscita di scena. Il Pd fallisce anche il 'premio di consolazione' di partito di maggioranza relativa, sperato dopo i primi exit-poll (ancora una volta lontanissimi dal risultato finale). Il partito di Veltroni si ferma infatti al 33,2 mentre il Pdl è al 37,3. Buono il risultato dell'Italia dei valori di Di Pietro (4,4%). L'impressione è che il Pd sia riuscito a pescare voti più nel serbatoio della sinistra radicale che in quello del centro. Quando i risultati sono apparsi netti, Veltroni ha chiamato Berlusconi per dargli atto della sua vittoria. Oltre alla sinistra e alla destra radicale dei vari Bertinotti, Pecoraro Scanio e Storace, resta fuori dal Parlamento anche Ciriaco De Mita, candidato al Senato per l'Udc in Campania.
''Sono commosso per il risultato elettorale'', ha detto Berlusconi, che ha annunciato di voler governare per cinque anni e parlato di bicamerale per le riforme. Per la formazione del governo, il leader del Pdl ha detto che nella squadra di dodici ministri ci saranno ''almeno quattro donne''. Due dei ministri, ha precisato, saranno della Lega; Gianni Letta dovrebbe essere uno dei due vicepresidenti del consiglio. Per Fini, Berlusconi pensa alla presidenza della Camera, mentre il ministro degli Esteri sarà Franco Frattini. Il primo Consiglio dei ministri - ha dichiarato Berlusconi - sarà a Napoli per dimostrare come il governo ritenga l'emergenza rifiuti un fatto nazionale. Umberto Bossi rilancia subito il federalismo fiscale. In Sicilia si profila la netta vittoria di Raffaele Lombardo. Per gli altri risultati delle amministrative (il più atteso è quello del Comune di Roma) bisogna aspettare le 15, quando riprenderanno gli scrutini.
top ^
Pubblicato il 06/04/2008

CAGLIARI - "Con Bossi ho un rapporto speciale e in cinque anni di Consiglio dei ministri la Lega non si è mai opposta alle nostre proposte di legge e quindi avremo la possibilità di realizzare il 100% del programma". Lo ha detto a Cagliari il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Berlusconi ha ribadito che la coalizione del Pdl è rappresentata da "solo due forze a cui si aggiunge il Movimento per l'autonomia con cui abbiamo stretto precisi accordi"
La precisazione di Berlusconi, dopo una giornata di tensione tra Lega e Pdl. Tensione seguita alle dichiarazioni di Bossi sulle schede elettorali - 'imbracceremo i fucili contro la canaglia romana' che non vuole ristamparle, aveva affermato - alle quali il Cavaliere aveva risposto a chi gli chiedeva se il leader leghista fosse in lizza per diventare ministro: "a me non ha mai chiesto niente nessuno. E poi le condizioni di salute sono quelle che sono...".
Berlusconi aveva per altro gettato acqua sul fuoco circa le parole di Bossi che aveva minacciato di imbracciare i fucili contro la 'canaglia romana' che non vuole ristampare le schede elettorali. "Questo linguaggio Bossi l'ha sempre usato, Bossi ha avuto quello che ha avuto e si esprime per slogan. Quante volte ha parlato di fucili? I fucili non ci sono. Per lui imbracciare i fucili vuol dire fare una battaglia politica forte sulle schede", aveva affermato Berlusconi
BOSSI: 'STO BENISSIMO, NON BRAMO MINISTERO0MILANO - "Io sto benissimo! E fare il ministro è il mio ultimo pensiero, non lo bramo. Se me lo chiedono, lo faccio". Così Umberto Bossi, interpellato dall'ANSA, replica alle dichiarazioni fatte da Berlusconi oggi in Sardegna.
E' un Umberto Bossi allegro quello che commenta le frasi di Berlusconi a proposito delle sue possibilità di diventare ministro e del suo stato di salute. "Io sto benissimo - dice Bossi -, io sono uno che viene dalla strada, poi, e quindi non è un problema essere ministro. Se me lo chiedono...". "Nella Lega - aggiunge - ci sono tanti che possono fare il ministro. Ma poi soprattutto è importante una cosa: io ho creato la Lega per fare il federalismo e per la libertà della Padania e non certo perché ambissi a qualche carica". Ma quella battuta di Berlusconi sulla salute? "Eh - ride Bossi -, io sto molto bene e poi vale sempre il detto che chi dice che non stai bene ti allunga la vita!". Qualche volta però lei ha detto che Berlusconi parla forse troppo... "Beh - è la replica di Bossi - anch'io quando picchio faccio un bel casino, non sto certo indietro... (ride). Ad esempio ieri è venuto fuori un bel pieno...". Si riferisce alla frase dei fucili? "Ho già spiegato in tutte le salse quello che ho detto e il suo significato. Io ho sollevato un problema e adesso tutti sanno che il problema delle schede elettorali c'é e la cosa non può passare inosservata". Questione finita? "No - conclude il leader del Carroccio -, questione aperta. Adesso ho anche fatto preparare un volantino per spiegare alla gente come non sbagliare".
VELTRONI, ASSURDO CHE SI DISCUTA DI BOSSI MINISTRO
MATERA - "Dopo aver ascoltato chi è candidato ad essere ministro annunciare che avrebbe imbracciato i fucili e rivolto l'attacco mortale nei confronti della democrazia, mi pare perfino assurdo che se ne stia a discutere". Lo ha dichiarato il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, in una intervista rilasciata al Tg1 durante una tappa elettorale a Matera, riferendosi all'eventualità di un ministero al leader della Lega Nord Umberto Bossi in un governo della Destra. "Non credo - ha aggiunto - che sarebbe pensabile in nessun'altro Paese. E' uno dei tanti indizi che in questo momento la destra è in grado solamente di proporre la continuazione di un passato che è stato fatto tutto così. Invece la nostra proposta è semplicemente quella di voltare pagina e cominciare una stagione nuova".
AMATO: SCHEDA DIVERSA SAREBBE INCOSTITUZIONALE
Una scheda elettorale con tutti i simboli in fila verticale, mettendo però l'uno accanto all'altro i due simboli delle due coalizioni? "Sarebbe incostituzionale perché darebbe alle stesse coalizioni una visibilità maggiore e quindi un inammissibile vantaggio rispetto a tutti gli altri simboli".
Giuliano Amato boccia così l'ipotesi di rifare le schede a causa della difficoltà di scorgervi i simboli delle due coalizioni. In una lettera alla 'Repubblica' il ministro dell'Interno scrive che il problema è la massiccia presenza di simboli che in sé rende le coalizioni meno visibili; e puntualizza: "é stato il Parlamento alla quasi unanimità che ha consentito a tutti di presentare simboli e liste senza bisogno di raccogliere le firme".
Più in generale, Amato sostiene che cambiare le schede non è possibile perché c'è chi ha già votato "e quindi si invaliderebbe tutto il processo elettorale facendo votare gli elettori con schede fra loro diverse". Sulla possibilità che l'elettore metta il suo segno a cavallo di più simboli, Amato osserva che "questo rischio era molto maggiore quando l'elettore doveva trovare il suo simbolo in sfilze molto più lunghe di simboli coalizzati". Oggi, aggiunge, "i simboli delle coalizioni sono solo due e in ogni caso vale la regola che il voto si intende attribuito al simbolo su cui ricade la parte prevalente del segno".
top ^
Pubblicato il 06/04/2008
(dell'inviato Cristiano del Riccio) SOCI (RUSSIA) - Non ce l'hanno fatta George W. Bush e Vladimir Putin, nel loro ultimo incontro da presidenti, a trovare un accordo sullo Scudo Spaziale. E nessuno, in realtà, se l'aspettava. Ma il vertice dell'addio di Soci ha prodotto lo stesso un documento ambizioso: una dichiarazione strategica che mira ad illuminare la strada ai successori dei leader della Casa Bianca e del Cremlino, una carta nautica da seguire tra gli scogli insidiosi dei rapporti tra Mosca e Washington. Una lunga lista: dai trattati sul disarmo alla lotta al terrorismo, dalla non-proliferazione nucleare alla cooperazione economica.
E' stato un incontro anomalo sotto numerosi aspetti quello dei presidenti russo e americano sul Mar Nero, una occasione finale dove le esigenze più immediate della transizione si sono intrecciate col desiderio reciproco, nel crepuscolo delle loro presidenze, di essere ben giudicati dalla Storia. In quest'ottica ha avuto un ruolo importante la presenza a Soci di Dmitri Medvedev, l'erede di Putin, che ha avuto un faccia a faccia con Bush e ha partecipato ai due pranzi (ieri sociale, oggi di lavoro) che hanno fatto da cornice al summit. Ai giornalisti che gli chiedevano un giudizio a caldo sul prossimo leader del Cremino, Bush ha risposto "l'ho incontrato solo per 20 minuti. Ma mi sembra un tipo diretto, una persona in gamba". Ma stavolta non ha voluto rivelare, a differenza del famoso primo incontro con Putin, che cosa "ha letto nella sua anima". Ma il vertice di Soci è vissuto soprattutto sulla dinamica del rapporto tra Bush e Putin, che si sono riempiti di complimenti reciproci ancora più del solito ("E' un forte leader. Ho sempre avuto grande rispetto per lui", ha affermato il presidente americano. "E' sempre stato un piacere avere a che fare con lui", ha replicato Putin).I due, nel tentativo di agevolare la transizione ai loro successori, hanno ribadito nella conferenza stampa il loro impegno a lasciare in eredità un rapporto costruttivo. In un documento congiunto hanno dichiarato la loro scelta strategica di relazioni costruttive che vadano oltre i limiti della deterrenza. In questo quadro di buona volontà resta però ancora da superare lo scoglio dello scudo spaziale. Putin ha detto: "Il nostro atteggiamento fondamentale verso questo programma non è cambiato".
Restano invariate le diffidenze. E in particolare continua ad essere giudicata inaccettabile la decisione americana di installare le due basi del sistema in Polonia e Repubblica Ceca, due paesi dell'est europeo. Ma si è aperto uno spiraglio: alcune della garanzie promesse dagli americani sono apparse a Putin degne di essere approfondite. "La cosa migliore sarà quella di lavorare insieme", ha affermato il leader del Cremlino. Il punto centrale è la creazione di un sistema che veda - come sottolinea una dichiarazione a parte sullo scudo concordata a Soci - Stati Uniti, Russia ed Europa impegnati come "partner uguali". A queste condizioni Putin ha espresso un "cauto ottimismo" sulla possibilità di arrivare al successo. "Ma il diavolo e nei dettagli", ha aggiunto. Anche Bush ha ammesso "che c'é ancora molto lavoro da fare" per convincere i russi che "si tratta di un sistema di difesa e non di offesa" e che non è mirato contro Mosca. Dal vertice dell'addio è uscito qualche contentino: il presidente Bush ha detto di sostenere la Russia nella sua richiesta di ingresso nel WTO (l'Organizzazione per il Commercio Mondiale) e di essere inoltre favorevole all'abolizione nei confronti di Mosca dell'emendamento Jackson-Vanik, un residuo della Guerra Fredda che collega i rapporti commerciali al rispetto dei diritti umani, una norma che è sempre stata vista come il fumo negli occhi dai dirigenti russi. L'unico momento di irritazione di Putin durante il duetto con Bush è giunto quando, in conferenza stampa, il discorso è scivolato sull'espansione a est della Nato. "E' una politica che riflette la vecchia logica del passato quando la Russia era vista come un nemico - ha affermato il presidente della Russia - Oggi non è più così". La conferenza stampa congiunta di Soci ha permesso di chiarire un interrogativo importante sulla autonomia di potere di Medvedev rispetto al suo patrocinatore Putin quando sarà presidente. Rispondendo ad una domanda specifica Putin ha affermato che sarà Medvedev il responsabile delle scelte di politica estera della Russia e sarà quindi lo stesso Medvedev a rappresentare la Russia ai grandi vertici internazionali, a cominciare da quello del prossimo G8 in programma a luglio in Giappone, che vedrà il grande esordio del nuovo leader del Cremlino sulla ribalta internazionale. Ma questo è il futuro. Il presente oggi apparteneva tutto a Bush e a Putin, la strana coppia che per sette anni è riuscita a mantenere un insolito rapporto d'amicizia, invulnerabile agli alti (pochi) e ai bassi (molti) dei rapporti tra i due paesi. Per l'ultima volta hanno potuto godere insieme dei riflettori della cronaca internazionale. L'immagine del vertice che li mostra ammirare il tramonto di Soci, due ombre scure contro il sole morente, è forse la più efficace per illustrare il loro stato d'animo.
top ^
Pubblicato il 04/04/2008

Pronto a rinunciare all'immunità parlamentare per sgombrare ogni ombra. E' il giorno dopo del leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Parla a 14 ore di distanza dalla diffusione della notizia dell'inchiesta coordinata dal pm di Potenza, Henry John Woodcock, in cui si ipotizza il reato di corruzione per il ministro e alcuni dirigenti dello stesso ministero. "Annuncio che fin da ora rinuncerò all'immunità parlamentare perché non voglio nessuna ombra", ha detto Pecoraro Scanio in una conferenza stampa convocata nella sala Capranichetta, in un palazzo su piazza Montecitorio. Il ministro arriva con l'avvocato, Paola Balducci. I suoi stretti collaboratori lo precedono e dicono ai numerosi giornalisti in attesa che non farà alcuna dichiarazione al di fuori della conferenza stampa. E così è.
Pecoraro Scanio entra, si siede, e annuncia che sta per fare una "dichiarazione chiara". Le parole escono misurate e ben scandite. L'incontro con la stampa dura dieci minuti. "Bentrovati a tutti", esordisce, "voglio fare una dichiarazione molto chiara: in tutta la mia vita e in oltre 20 anni di attività politica e anche di governo io non ho avuto alcun problema con la giustizia. Mai. Oggi sono scioccato e allibito, sia dal punto di vista umano che politico perché ho appreso solo dai giornali e non attraverso altre comunicazioni di accuse pesantissime e infamanti nei miei confronti". E continua: "Da quello che leggo dai giornali si tratterebbe di un'indagine che risalirebbe addirittura al 2005, quindi ben prima del mio arrivo al ministero dell'Ambiente, che riguarda le cose più svariate. Devo prendere atto con stupore che questa indagine è diventata di dominio pubblico a una settimana dal voto. E' evidente che questo provoca un danno gravissimo non solo alla mia persona ma anche alla mia forza politica durante questa mia campagna elettorale.
Di fronte a tutto questo io chiedo di conoscere gli addebiti precisi che mi riguarderebbero e che non so. Chiedo che la magistratura faccia emergere la verità in pochi giorni". Tiene a puntualizzare "la massima fiducia nella magistratura" e, ha detto, "oggi non cambio idea". "So di avere operato con rigore e nel massimo rispetto della legge perché è sempre stato nel mio stile. Favorirò ogni accertamento per allontanare anche il minimo sospetto su di me". Quindi sulle indiscrezioni: "Parlerò di singole questioni solo quando avrò avuto la possibilità di vedere le carte e conoscere le accuse specifiche. Spero di ottenere queste notizie dalla magistratura e non da indiscrezioni di stampa". E su alcuni punti dell'indagine: "Sono indignato nel leggere di un'agenzia di viaggi che lavorerebbe al ministero dell'Ambiente grazie a me mentre questa agenzia opera per le strutture del ministero fin dal 2003 e io non ho mai fatto favori né forzature di nessun genere di nessun tipo di azienda. Non ho mai operato, mai - sottolinea - per fare favori di nessun tipo a nessuno. Anzi aggiungo anche che un'altra notizia, di quelle che ho letto, parla di una testata giornalistica ambientalista che avrebbe ricevuto contributi dal ministero.
Ebbene non ha ricevuto nemmeno un euro dal ministero dell'Ambiente". Pecoraro non esclude poi l'ipotesi di costituirsi "parte offesa qualora emergessero attività che sono state rivolte contro la mia persona per trascinarmi in questa vicenda". "Non conosco altro se non questo che ho detto".
top ^
Pubblicato il 02/04/2008

NEW YORK - A meno di tre settimane dal voto nella cattolica Pennsylvania, Barack Obama inciampa sulla questione aborto: "Se le mie figlie facessero un errore, non dovrebbero essere punite con un bimbo", ha detto il candidato democratico e la destra repubblicana lo ha assaltato alla gola. Obama ha due bambine di sei e nove anni e un passato di voti al Senato di chiaro stampo a favore del diritto di scelta delle donne. "Non è certo, il suo, un atteggiamento di benvenuto verso una nuova vita umana", ha commentato oggi sul Washington Post l'ex autore dei discorsi del presidente George W. Bush Michael Gerson, un cristiano evangelico. E in quello che è sembrato un attacco concertato, sul Wall Street Journal un altro ex dell'amministrazione Bush, Peter Wehner, ha sostenuto, utilizzando proprio le posizioni sull'aborto, che Obama, a dispetto della sua retorica 'post partitica', "é molto più liberal di quanto non sembri".
Negli Usa dove ha spopolato il film 'Juno' - una teen-ager di provincia che decide di non abortire dando invece il bebé in adozione - la frase di Obama sulle figlie rischia di danneggiarlo nel caso in cui il senatore dovesse conquistare la nomination contro il repubblicano John McCain nel voto di novembre. Indirettamente è stata una gaffe anche a breve scadenza: la Pennsylvania, dove le primarie sono il 22 aprile, ha una vasta componente cattolica (3,8 milioni, pari a un terzo della popolazione statale) sulle cui decisioni peserà il forte messaggio 'per la vita' che papa Benedetto XVI porterà, proprio alla vigilia del voto, nella sua visita negli Stati Uniti all'Onu. Anche Hillary in fatto di aborto si trova da sempre sulle stesse barricate, ma per un leader della destra religiosa come Gerson l'ultima uscita di Obama conferma che il senatore "é un estremista". Wehner ha ricordato che il senatore si è opposto al bando dell'aborto tardivo, la tecnica chirurgica che interrompe la gravidanza alle ultime settimane e che il defunto senatore di New York Patrick Moynihan definì "troppo vicino all'infanticidio". Tutte accuse che prevedibilmente verranno catalogate e amplificate qualora Obama dovesse diventare il candidato del partito in corsa nel voto di novembre.
Intanto Obama ha continuato a raccogliere appoggi: si è schierato dalla sua parte il governatore del Wyoming Dave Freudenthal. Non è un superdelegato ma pesa come voce influente in materia di antiterrorismo, l'ex deputato Lee Hamilton: l'ex vicepresidente della commissione bipartisan sull'11 settembre ha dato al rivale di Hillary l'endorsment invocando la capacità del senatore di raccogliere consenso politico. Confermando l'appeal sulle elite culturali e dei media, Elizabeth Murdoch, la figlia del magnate della News Corp. Rupert Murdoch ha organizzato con l'attrice Gwyneth Paltrow una festa pro Obama nella sua casa di Notting Hill a Londra. Servirà a portare altri dollari nel forziere del senatore che a marzo ha messo in cassa oltre 30 milioni di dollari: meno del primato da Guinness di febbraio ma sempre più di Hillary, e quanto basta per finanziare un 'barrage' di spot pubblicitari nei prossimi appuntamenti delle primarie.
top ^
Pubblicato il 01/04/2008

Alta tensione tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano. Una battuta del leader del Pdl durante il forum con il quotidiano "Il Tempo" sulla presunta ostilità della presidenza della Repubblica, ai tempi di Carlo Azeglio Ciampi, verso il centrodestra, ha fatto scattare la reazione immediata del Quirinale. Berlusconi ha dovuto chiamare Napolitano al telefono per cercare di spiegarsi e ricucire. L'incidente diplomatico è scoppiato per una previsione di Berlusconi: "Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall'altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi...". Berlusconi stava parlando della mancata approvazione della riforma costituzionale voluta dal centrodestra, che avrebbe rafforzato il potere dell'esecutivo, ma è stata poi bocciata dal referendum promosso dall'opposizione.
Quasi immediata la replica del Colle, affidata a una nota ufficiale del Quirinale, nella quale si biasima, senza citarlo, l'intervento di Berlusconi e si ribadisce l'imparzialità della presidenza della Repubblica, chiunque sia il suo inquilino: "La presidenza della Repubblica - vi si legge - chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di garanzia nell'ambito delle competenze attribuitele dalla Costituzione senza mai sottoporre a interferenze improprie le decisioni di alcun governo, e considera grave che le si possano attribuire pregiudizi ostili nei confronti di qualsiasi parte politica". Parole dure, che costringono Berlusconi a chiamare subito Napolitano e a chiarire che le sue critiche si riferivano unicamente a Ciampi. "Mi riferivo al fatto che in cinque anni di governo abbiamo avuto un rapporto dialettico con il capo dello Stato Ciampi. Non c'entra niente Napolitano, con cui ho un ottimo rapporto e a cui porto affetto e stima che so essere condivise", aveva detto infatti lasciando la redazione del 'Tempo'.
Più tardi, lasciando gli studi della Rai dopo la prima 'Conferenza stampa' televisiva, il Cavaliere è tornato sulla telefonata con il capo dello Stato: "Non c'era nulla da chiarire. Con questo presidente della Repubblica ho manifestato rispetto e stima e sono sicuro, me lo ha confermato anche stasera, che ci sono gli stessi sentimenti da parte sua. Quindi - ha detto ai ai giornalisti - non create casi che non esistono. Quanto al fatto che ci sia stato un rapporto dialettico tra me e il presidente Ciampi lo sanno tutti. Abbiamo avuto molte occasioni di divergenze poi superate nel rispetto reciproco". Ma la versione di Berlusconi non convince affatto il suo principale avversario politico. "La smentita oggi è stata brutta - ha detto in tv il leader del Pd - perché attaccare il capo dello Stato è una cosa che ci riporta indietro in questo quindicennio appena passato, dal quale noi vogliamo uscire". Nonostante le precisazioni di Berlusconi, d'altra parte, la polemica si era subito innescata. "Non si può affidare il Paese a un uomo che passa le giornate a dire cose e a smentirsi un minuto dopo, ad attaccare tutto e tutti, a cominciare dal presidente Napolitano e dal presidente Ciampi", ha detto il numero due del Pd Dario Franceschini. Mentre Anna Finocchiaro ha sostenuto che "scherzare con le istituzioni, come fa Berlusconi, non è accettabile". Pier Ferdinando Casini ha censurato le parole del candidato premier del centrodestra: "Non serve al Paese - ha osservato - la riapertura di una nuova stagione di conflitti istituzionali. Speriamo che Berlusconi se ne renda conto".
A soccorso di Berlusconi arriva il leghista Roberto Calderoli, che giura sull'intenzione del leader Pdl di criticare Ciampi ma non Napolitano, che rispetto a Scalfaro e Ciampi "ha dimostrato di essere di un'altra pasta". A sostegno della sua interpretazione, Calderoli si profonde in un peana dell'attuale capo dello Stato: le sue scelte, in particolare il modo con cui ha sciolto le Camere dopo la caduta del governo Prodi, " hanno testimoniato il suo ruolo super partes mai venuto meno nonostante i tentativi di tirarlo per la giacca. E questo rappresenta la nostra miglior garanzia per il presente ed il futuro".
top ^
Pubblicato il 25/03/2008
(di Alessandra Chini) Mentre Alitalia continua a essere il tema più battuto della campagna elettorale, Walter Veltroni prova a mettere sotto i riflettori un'altra questione calda: le pensioni. Prima di partire per la Sicilia, regione 'feudo' del Pdl, presenta una proposta che guarda ai ceti medi e che prevede, con il meccanismo delle detrazioni, un 'bonus' immediato (dal luglio prossimo) fino a circa 400 euro l'anno per i pensionati che percepiscono fino a 25mila euro annui di assegno (e fino a 250 per chi è nella fascia 25mila-55mila).
In più il Pd propone un adeguamento delle pensioni all'indice (che l'Istat sta elaborando) del costo della vita delle famiglie dei pensionati (e non più al semplice 'paniere' dei prezzi) e, più avanti, e in base a un accordo con i sindacati, anche il collegamento al monte dei redditi da lavoro (e a suoi eventuali aumenti legati alla crescita del Paese). Un 'pacchetto' di proposte che piace alla Cgil. "E' una proposta positiva - approva Guglielmo Epifani - ed è bene che la campagna elettorale si occupi dei problemi concreti delle persone". E sul quale la replica del leader del Pdl Silvio Berlusconi (che per Rosy Bindi è "costretto a inseguire" il Pd) arriva a stretto giro d'orologio, in appena in un paio ore. Il Cavaliere rivendica gli interventi del suo governo sulle minime, così come il fatto che ora i pensionati di Fatuzzo stanno con il Popolo della Libertà. "Come governo - puntualizza Berlusconi - siamo stati gli unici ad aumentare le minime davvero. Continueremo a farlo perché il problema numero uno è che le pensioni non sono state adeguate al costo della vita". Quindi, bisogna farlo "a partire dalle basse". Il Pdl lo farà ed è per questo che "i pensionati voteranno per noi".
Una promessa confermata anche dal leader di An Gianfranco Fini: "Se vincerà il Pdl le pensioni saranno adeguate all'inflazione". Un'ipotesi, quest'ultima, che guarda alle fasce deboli forse più di quanto non faccia quella dei democratici che, proprio per voce del senatore Giorgio Tonini, spiegano che "é un'operazione da ceto medio". Insomma, come spiega anche Tiziano Treu (Pd), "va oltre le minime", o meglio, estende ai redditi fino a 25mila euro annui la cosiddetta 'quattordicesima' già prevista dal governo Prodi per le minime. Forse anche per questo il pacchetto previdenza del Pd incassa critiche da sinistra.
E nella Sinistra Arcobaleno la proposta viene giudicata come minimo tardiva. "Tutto ciò che è promesso è buono - commenta il candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno, Fausto Bertinotti - e quindi anche la proposta del Pd, anche se per noi si deve cominciare dalle pensioni più basse. Abbiamo individuato una soglia minima di 800 euro e un sistema di indicizzazioni più efficace per garantire la tutela del potere d'acquisto. I miglioramenti non sono mai da rifiutare mi chiedo però perché non sono stati fatti fino a ora". C'é poi chi attacca: si favoriscono le pensioni 'vecchie', piuttosto che quelle dei precari e delle donne, e chi recrimina sul fatto che non si sia insistito a sufficienza sull'aumento di salari e pensioni subito con il tesoretto. E' la critica, ad esempio di Betty Leone, sindacalista a capo dello Spi-Cgil, in lista con la Sinistra Arcobaleno in quota Sinistra Democratica. "Perché Veltroni invece di avventurarsi in strane proposte - attacca - non ha insistito di più per redistribuire il tesoretto in salari e pensioni già in questa legislatura?".
top ^
Pubblicato il 22/03/2008

WASHINGTON - Lontani echi dell'era del Watergate. La rivelazione iniziale della intrusione informatica nei documenti personali del candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama, per fini forse politici, aveva fatto nascere il sospetto di un 'Watergate elettronico', con le passwords al posto dei grimaldelli da parte degli intrusi.
Il caso Watergate era nato il 17 giugno 1972, quando cinque uomini furono colti in flagrante dalla polizia a frugare tra i documenti del quartier generale del partito democratico, situato nel complesso Watergate a Washington. Il ritrovamento sull'agendina telefonica di uno dei cinque, l'ex-agente della Cia James W. McCord, del numero dell'ex-funzionario della Casa Bianca Howard Hunt creò il primo collegamento tra gli 'idraulici' (il nomignolo del gruppo 'operazioni sporche' della amministrazione Nixon) e le alte sfere della Casa Bianca repubblicana. Era stata poi l'indagine dei due reporter del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein, con l'aiuto di una ben informata ma cauta 'Gola Profonda' (identificato nel 2005 come il numero due dell'Fbi Mark Felt), a trasformare l' apparente vicenda di cronaca minore nello scandalo destinato a far crollare la presidenza Nixon.
Come spesso accade in questi casi sono proprio i tentativi di 'cover-up', per tenere nascoste informazioni giudicate imbarazzanti o compromettenti, a mettere sempre più nei guai i responsabili. Nella vicenda delle violazioni dei dossier dei tre candidati alla Casa Bianca, tenuti negli archivi elettronici del Dipartimento di Stato, a mettere in imbarazzo la Rice ed i suoi collaboratori è stato soprattutto il ritardo tra la scoperta delle intrusioni e la comunicazione di quanto era avvenuto alle massime sfere del dipartimento. Una comunicazione giunta solo tra ieri ed oggi nonostante le intrusioni fossero state scoperte già da tempo.
top ^
Pubblicato il 21/03/2008
Scuola, impianti e privatizzazione degli stadi

(ANSA) - MILANO, 21 MAR -Sport a scuola, impianti sportivi e
privatizzazione degli stadi:sono le tre cose per lo sport
che Veltroni promette se vincera' le elezioni.' Penso che
nel mio governo di 12 ministri e 60 persone in tutto ci
sara' una persona, direttamente espressione della presidenza
consiglio, che segua i problemi dello sport che per me sono
centrali cosi' come lo sono stati nella mia esperienza di
sindaco di Roma'.
top ^
Pubblicato il 20/03/2008

ROMA - La proposta di Air France per Alitalia è "arrogante e irricevibile". Così Silvio Berlusconi, parlando di fronte alla platea di Confcooperative. "Non penso - ha aggiunto il Cavaliere - che un Paese che vuole essere protagonista nel mondo possa rinunciare alla compagnia di bandiera". "Di Alitalia ho parlato stamattina a Romano Prodi ed ho chiesto che faccia un prestito ponte in grado di far partire la cordata degli imprenditori italiani". Lo ha detto il leader del Pdl Silvio Berlusconi nel corso dell'assemblea di Confcooperative.
Il presidente di Alitalia Maurizio Prato ha detto ai sindacati, secondo quanto riferiscono sindacalisti presenti all'incontro, che "la trattativa con Air France-Klm è, ad ora, effettivamente prendere o lasciare". Ma, ha sottolineato, "l'offerta è industrialmente solida". L'offerta di Air France-Klm per Alitalia è "solida". Il presidente di Alitalia, secondo quanto riferito da fonti sindacali presenti all'incontro con le sigle in corso nella sede della compagnia, lo ha detto sottolineandone la validità industriale "al contrario delle possibili cordate appoggiate dalle banche che poi farebbero gravare il debito sull'azienda. Dove sono le offerte di queste cordate strillate sulla stampa ma mai pervenute alla compagnia?".
I sindacati di Alitalia potrebbero incontrare, se daranno la disponibilità il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta il 25 marzo prossimo. Lo si apprende da partecipanti alla riunione in corso alla Magliana tra rappresentanti dei lavoratori e il numero uno Alitalia, Maurizio Prato. All'incontro odierno Spinetta non partecipa dopo l'interruzione del confronto avvenuto due giorni fa. Il confronto era stato sospeso perché i sindacati hanno respinto la proposta del gruppo franco olandese in particolare sugli esuberi, e sul futuro del cargo chiedendo maggiori margini di trattativa.
Intanto schizza al rialzo Alitalia in Borsa e viene sospesa. Il valore teorico è di 0,33 euro in progresso del 13,27 per cento.
Altra giornata di appuntamenti per Alitalia: dopo l'incontro 'urgente' con i sindacati di stamattina, nel pomeriggio consiglio di amministrazione. Previsto a mezzogiorno anche un consiglio di amministrazione straordinario della Sea. Ieri sera ha lasciato Roma il presidente di Air France-Klm Spinetta, che aveva difeso nel pomeriggio il piano d'acquisizione di Alitalia, e chiarito i contenuti dell'offerta: 2.100 esuberi, unico hub a Fiumicino, 37 aerei in meno per la flotta passeggeri, 'moratoria di tre aerei' per il cargo. Spinetta ha ammesso che l'accordo è a rischio e ribadito che ritiene fondamentale il consenso dei dipendenti.
SPINETTA: 2.100 ESUBERI, NO ALLA MORATORIA SU MALPENSA
"Gli esuberi in Alitalia sono in totale 2.100": lo ha detto il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, in un incontro con i giornalisti. Spinetta ha precisato che "sono 1.600 in Alitalia Fly e 500 in Alitalia Servizi". Da quest'ultima passeranno in Alitalia Fly 3.300 lavoratori e di questi 500 potrebbero essere i reali esuberi e quindi beneficiare del piano sociale. "Siamo in presenza di un'offerta approvata dai due cda e poi dal ministero dell'economia. Tutti sanno che i margini di manovra sono inesistenti o limitatissimi". Lo ha detto il Presidente di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta. Alitalia, ha aggiunto, ha perdite troppo alte sull' aeroporto di Malpensa e per questo Air France-Klm non ha voluto accettare alcuna moratoria. "Avrei voluto accettarla ma sono sicuro di essere nel giusto" ha detto il numero uno di Air France-Klm aggiungendo che "forse le perdite si possono cancellare" in futuro ma "partire con anni di perdite è impensabile". A proposito del ricorso della Sea per 1,25 miliardi di euro come risarcimento per i danni che ritiene di subire dal ritiro dei voli da parte di Alitalia, "i nostri legali hanno esaminato questo dossier - ha spiegato Spinetta - e ritengono il rischio veramente minimo". Spinetta ha quindi spiegato che il gruppo franco-olandese ha comunque voluto garantirsi da questo rischio ponendo fra le condizioni alcune soluzioni per annullare questo rischio perché "non può andare avanti con questa spada di Damocle". "Scommetto sul successo di questa operazione", dice il presidente di Air France-Klm. "Non abbiamo intenzione di dimensionarla - garantisce -. Al contrario le daremo i mezzi e gli strumenti per risanarla e puntare ad uno sviluppo, è la migliore dimostrazione delle nostre intenzioni e rappresentata dall'aumento di capitale che siamo disposti a sottoscrivere integralmente per dare ad Alitalia i mezzi che servono per risanarla prima e puntare poi allo sviluppo".
BERLUSCONI, INTERVENGANO IMPRENDITORI ITALIANI,
COME AIRONE
"Io dico che è venuto il momento che, se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio, si devono fare avanti con un'offerta e con un progetto industriale per evitare una fine così ingloriosa della nostra compagnia di bandiera. Ricordo che c'é in gioco anche Malpensa, io credo che la vicenda sia stata portata avanti in modo dilettantesco. Prima c'é stata un'asta opaca, poi la trattativa solo con Air France che francamente credo sia irricevibile", ha detto Silvio Berlusconi. "Per una persona che si candida a governare questo paese sono dichiarazioni irresponsabili", replica il ministro Pierluigi Bersani. Interviene anche il premier Romano Prodi: "Quella di Air France è l'unica proposta concreta per Alitalia; se Berlusconi non è d'accordo, presenti un'altra soluzione". "Se qualcuno vuole fare un'opa su Alitalia e presentare un piano - aggiunge -, si faccia avanti e il Tesoro - aggiungono fonti di Palazzo Chigi - valuterà questa nuova iniziativa".
Poi e' stato chiesto a Berlusconi se, quando parla di cordata di imprenditori italiani, pensa ad Air One. "Si - ha risposto - è certamente una delle soluzioni possibili anche perché avrebbe delle sinergie e godrebbe del sostegno, che è importante, di imprenditori solidi". A chi gli riportava le parole di Romano Prodi che gli chiedeva quale fosse la sua proposta in sostituzione di Air France, il Cavaliere ha risposto: "l'ho detto, mi sembra che ci siano imprenditori che ancora vogliono bene al nostro paese e chiedo che si facciano avanti e che non ci facciano rinunciare alla nostra compagnia di bandiera".
top ^
Pubblicato il 16/03/2008

Silvio Berlusconi si conferma anche quest'anno il più ricco tra i leader politici alla Camera. Per il 2006 il leader del Pdl ha dichiarato 139.245.570 euro: quasi cinque volte in più rispetto al reddito del 2005 che era stato di 28.033.122.
Il leader più povero alla Camera, invece, è il segretario del Prc, Franco Giordano: per il 2006 ha dichiarato 124.802 Euro. Nella classifica dei leader, Silvio Berlusconi è seguito, ma a lunghissima distanza, da Daniela Santanché de La Destra (237.665), e dal presidente della Camera Fausto Bertinotti (233.195). C'é poi Francesco Nucara (Pri) (223.412), il presidente del Consiglio Romano Prodi (217.221), Pier Ferdinando Casini (176.009), Antonio Di Pietro (175.137) e il Verde, Alfonso Pecoraro (173.999). Tra gli altri leader a seguire in classifica figurano Francesco Rutelli (159.527), Roberto Maroni della Lega (150.158), Gianfranco Fini (147.814), Lorenzo Cesa (132.540), Oliviero Diliberto (Pdci) (128.464) ed il socialista Enrico Boselli (126.254). Fanalino di coda è Franco Giordano con, appunto, 124.802 euro: solo poche centinaia di euro in più di Piero Fassino che ne ha dichiarati 194.292.
Ecco, di seguito, la classifica dei redditi per il 2006 dei leader di partito eletti alla Camera dei Deputati, secondo quanto si evince dalle dichiarazioni dei redditi per il 2006, (valori in Euro) :
Berlusconi 139.245.570
Santanché 237.665
Bertinotti 233.195
Nucara 223.412
Prodi 217.221
Casini 176.009
Di Pietro 175.137
Pecoraro 173.999
D'Alema 166.989
Rutelli 159.527
Maroni 150.158
Fini 147.814
Cesa 132.540
Diliberto 128.464
Boselli 126.254
Giordano 124.802
Fassino 124.292
PADOA SCHIOPPA MINISTRO PIU'RICCO, TURCO PIU' POVERA
ROMA - E' Tommaso Padoa Schioppa il ministro più ricco del Governo Prodi; la più povera, invece risulta Livia Turco. Il ministro dell'Economia ha dichiarato per il 2006 552.211 Euro; il ministro della Sanità invece chiude la top list dei redditi tra i ministri con soli 119.150 euro di imponibile. Padoa Schioppa 'ruba' il primo posto in classifica fra i ministri a Giuliano Amato, che lo deteneva per i redditi del 2005. Nel 2006 il ministro dell'Interno ha dichiarato 414.220 euro. Romano Prodi è solo nono con 217.221 euro. Il presidente del Consiglio, comunque, ha fatto meglio dell'anno precedente: nel 2005 aveva dichiarato solo 89.514 euro.
Ecco, di seguito, la classifica degli imponibili dichiarati nel 2006 dai membri del governo Prodi. I dati sono espressi in euro e comprendono anche la posizione di Luigi Scotti, che ha preso il posto di Clemente Mastella al ministero della Giustizia, dopo le dimissioni del leader dell'Udeur. 1) Padoa Schioppa 552.211 2) Amato 414.220 3) Mastella 312.378 4) Lanzillotta 306.408 5) Scotti 274.257 6) De Castro 255.191 7) Parisi 229.876 8) Nicolais 228.333 9) Prodi 217.221 10) Fioroni 190.347 11) Mussi 184.963 12) Gentiloni 178.496 13) Bonino 176.434 14) Di Pietro 175.137 15) Bianchi 174.564 16) Pecoraro Scanio 173.999 17) D'Alema 166.989 18) Bersani 160.854 19) Santagata 160.165 20) Melandri 160.084 21) Pollastrini 159.835 22) Rutelli 159.527 23) Bindi 157.285 24) Chiti 156.557 25) Damiano 147.134 26) Ferrero 127.001 27) Turco 119.150.
BERTINOTTI BATTE MARINI NELLA DICHIARAZIONE 2006
ROMA - Il presidente della Camera Fausto Bertinotti batte di poco il presidente del Senato Franco Marini nella dichiarazione dei redditi nel 2006. Bertinotti ha un imponibile di 233.195 e Marini di 229.659 Euro. Il presidente del Senato dichiara, inoltre di aver venduto la sua Volvo di 120cv e di aver comprato casa a Roma per il 50 per cento.
top ^
Pubblicato il 16/03/2008

COMO - "C'è un problema grandissimo, quello dei brogli". A lanciare l'allarme ancora una volta, anche in vista delle prossime elezioni, è Silvio Berlusconi dal palco del comizio in piazza Duomo a Como. "Chi se la sente - dice Berlusconi ai partecipanti - di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà".
"Vi garantisco che supereremo l'angoscia e la paura per governare questa situazione difficile". È quanto assicura Silvio Berlusconi agli elettori del Pdl durante il comizio in piazza Duomo a Como. "Andremo al governo con tanta umiltà - aggiunge - la speranza e la convinzione di realizzare molti progetti anche grazie alla concretezza che ci contraddistingue".
"Veltroni, che ha anche trovato il sistema per mangiare a sbafo, ha copiato il nostro programma che é esattamente il contrario di quanto ha fatto la sinistra". E' quanto afferma Silvio Berlusconi nel corso del comizio a piazza Duomo a Como. Il Cavaliere non rinuncia quindi all'ironia: "Sembra che sia stato colpito sulla via di Damasco da un fulmine. È tutto sbagliato, come gli si può credere. Se fosse così, se fosse vero, lo voterei anch'io; poi andrei in gita al Baradello, dove tra l'altro ho incontrato la mia prima fidanzata", dice Berlusconi in mezzo agli applausi
"Diminuiremo la pressione fiscale, che Prodi ci ha consegnato al massimo". E' quanto assicura Silvio Berlusconi nel corso di un comizio elettorale a Como.
Il Pdl resta avanti al Partito democratico di 10 punti. Lo ribadisce Silvio Berlusconi, che si mostra scettico sulla capacitàdi ripresa di Veltroni:"Se crescessero quanto dicono, con una crescita di un punto al giorno, arriverebbero a quota 130".
SINDACATI: PENSIONI, STOP AL CAVALIERESul tema delle pensioni "mi pare sbagliato ricominciare a rompere ciò che si è fatto". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonani, ha replicato, a margine del forum di Confcommercio, a chi gli chiedeva un commento sulla possibilità di rimettere mano alle pensioni, come proposto ieri dal candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi. "Spero si apra una costituente - ha osservato, riferendosi allo scenario politico italiano - e che nella nuova legislatura le forze maggiori collaborino: mi pare sbagliato ricominciare a rompere ciò che si è fatto. Ognuno - ha concluso - rispetti il lavoro del governo precedente".
Quella del candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, di modificare l'attuale assetto pensionistico è "una delle peggiori idee che abbia ascoltato negli ultimi tempi: ritornare a parlare di pensioni è assolutamente sbagliato". Così, a margine del Forum di Confcommercio il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha replicato a chi gli chiedeva un commento sulla prospettiva avanzata da Berlusconi di mutare il quadro attuale delle pensioni.
BERLUSCONI,NON CAMBIO RIFORMA DA ANNO A ALTRO"Come al solito, la sinistra si esercita nell'alterazione di mie dichiarazioni sulle pensioni a Cernobbio". Così, in una dichiarazione, il leader del Pdl Silvio Berlusconi. "Ho detto - aggiunge - che il problema principale delle pensioni è quello di mantenere intatto il potere d'acquisto dei pensionati valutando la concreta possibilità in termini di spesa globale di un loro adeguamento al costo della vita. "So bene che i sistemi pensionistici non si cambiano da un anno all'altro, tanto meno senza una consultazione sociale. Il resto - conclude il Cavaliere - è il tradizionale vizio stalinista di attribuire agli avversari ciò che non hanno mai detto".
DAMIANO, GRAVE ERRORE DISCUTERE SU TAGLIO SPESA
"Credo sia un grave errore tornare alla discussione sul taglio alla spesa pensionistica o tornare, addirittura, indietro". Così il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha replicato a chi gli chiedeva un commento sulle pensioni all'indomani delle considerazioni del candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, in merito ad una modifica del sistema pensionistico. "Non credo - ha commentato il ministro a margine del Forum di Confcommercio - si tratti di toccare nuovamente il sistema pensionistico", perché "si creerebbe un allarme ingiustificato"
top ^
Pubblicato il 15/03/2008

dell'inviata Chiara Scalise
CERNOBBIO (COMO) - Stessa platea, ma a distanza di una manciata di ore: Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, destinati forse a non incrociare mai le spade in pubblico in questa campagna elettorale, si esercitano in un duello a distanza, complice l'invito della Confcommercio al tradizionale Forum di Cernobbio. Sullo sfondo, lo spettro della crisi che arriva dagli Stati Uniti e che da un momento all'altro può "caderci addosso", come teme il Cavaliere. Il leader del Pd arriva sulle rive del lago di Lario a bordo del pullman e deve affrontare un mondo che storicamente non è vicino alla sinistra; il leader di Fi scende a Villa D'Este in elicottero e sa che si trova invece fra amici. Eppure, i commercianti questa volta mostrano di apprezzare entrambi, l'applausometro registra infatti un bipartisan due a due. E due sono le ricette a confronto che i leader snocciolano. Anche se, non rinuncia alla battuta Berlusconi: quello illustrato questa mattina da Veltroni sembra "il mio di programma". Ma è solo un gioco di specchi e illusioni. Tasse e pensioni: sono queste le proposte chiave che lanciano i candidati premier. La crisi c'é, Veltroni non lo nasconde e anzi dice anche che il tempo sta scadendo, ma questo non toglie che se il Pd vincerà le elezioni la promessa delle promesse è confermata: l'Irpef calerà per tutti. Berlusconi preferisce puntare sull'Irap (pur senza dimenticare l'Irpef) e poi lancia l'affondo sul mondo del lavoro. Ed è qui che scatta l'applauso della sala: "In Italia bisogna lavorare di più". E per più anni, soprattutto. La riforma Maroni? Non basta neanche quella. Alzare l'età dunque, ma anche interventi per legare l'assegno previdenziale all'inflazione. Veltroni insegue e più tardi da da Milano assicura che "sulle pensioni stiamo lavorando e arriveremo a una soluzione nei prossimi giorni. Non so come ma lo dovremo fare". Su un punto i due leader sembrano avere davvero le stesse idee: il tempo delle larghe intese non è arrivato. Chi vince, assicurano, governa. Anche se governare un Paese così, non nascondono entrambi, li preoccupa. Il tempo sta per scadere, riconosce infatti Veltroni, convinto che l'Italia stia affrontando una fase delicata quanto quella della ricostruzione post-bellica. Ma la parola preoccupazione è anche quella che torna più di frequente nel discorso di Berlusconi: mettersi alla guida del Paese, questa volta, è un sacrificio che fa, ma solo per senso di responsabilità. E poi perché a chiederlo sono i cittadini, gli elettori. Anche Veltroni fa mostra di sicurezza e cerca di convincere i commercianti che votare Pd si può. E l'applauso più lungo lo strappa quando rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo, che "non si può senza una buona parte delle imprese italiane che ora è laterale". Un duello che vede molte simmetrie, toni non troppo accesi, ma che non per questo esclude che ciascuno dei due leader fissi i paletti e stressi le differenze. Berlusconi attacca il Veltroni "novello pifferaio magico", capace solo di offrire illusioni, ma demolisce anche quanto fatto dal centrosinistra. Senza dimenticare tutto quello che non sono riusciti a fare: dai cantieri chiusi all'arretratezza in campo energetico, l'esame è senza appello. Per contro Veltroni, senza mai citarlo direttamente, cerca di smontare due punti di forza delle proposte targate Pdl: l'idea di far pagare l'Iva solo dopo aver fatturato e la detassazione degli straordinari. La prima rischia di "costare troppo", spiega, la seconda ha la pecca di essere poco ambiziosa. Per ridare fiato alle famiglie, ai lavoratori, agli imprenditori si può fare di più: si possono tagliare le le tasse a tutti. Anche se c'é la crisi all'orizzonte.
top ^
Pubblicato il 15/03/2008

CERNOBBIO (COMO) - "Per la prima volta siamo liberi da condizionamenti, e nel programma del Pd ci sono le nostre proposte fiscali che possono aiutarci ad uscire dalla crisi". Così Walter Veltroni ha spiegato alla platea degli imprenditori di Confcommercio il progetto fiscale del nuovo partito che parte ovviamente dal principio di "pagare tutti per pagare meno" perché "non è solo un modo di dire ma se applicato veramente è uno strumento autentico di ripresa per l'economia del Paese. Non possiamo stare allo 0,7% di crescita, mentre abbiamo dinanzi elementi di crisi che rischiano di moltiplicarsi". "Servono subito misure anticicliche per rafforzare le piccole e medie imprese misure come la riduzione delle aliquote e un intervento su salari e stipendi, quelle occasioni che sono andate perdute qualche mese fa. Necessario poi - ha proseguito Veltroni - lanciare la contrattazione di secondo livello". "È importante - aggiunge - che da qui al 13 aprile e anche dopo ci sia in Italia un clima civile. L'Italia ne ha bisogno per la sua ripresa".
top ^
Pubblicato il 13/03/2008

ROMA - Sposare il figlio di Berlusconi o qualche altro erede di un milionario. E' la 'ricetta' che, scherzosamente, Silvio Berlusconi ha proposto a una studentessa e precaria, Perla Pavoncello, che, nel corso di 'Punto di vista' del Tg2, gli chiedeva come è possibile per le giovani coppie mettere su famiglia senza la sicurezza di un reddito fisso. Una battuta che però oggi provoca un durissimo botta e risposta tra Walter Veltroni e lo stesso Cavaliere animando la campagna elettorale sul delicato tema della lotta alla precarietà, proprio all'indomani del tragico suicidio di Luigi Roca, un operaio precario di 39 anni, dopo la mancata assunzione in una società dell'indotto Thyssen. "Lei - aveva detto ieri Berlusconi alla giovane ospite in studio - mi dice dei problemi delle giovani coppie di precari. Io, da padre, le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". Oggi, interpellata dall'ANSA, Perla, afferma di aver accettato lo scherzo, dice che "probabilmente" voterà Pdl, ma esorta il Cavaliere "a mantenere gli impegni previsti dal programma a favore dei precari per quanto riguarda mutui, affitti, e altre agevolazioni". Nel frattempo, però, le parole di Berlusconi provocano una bufera politica.
Moderata nei toni ma secca nella sostanza la reazione del leader del Pd, Walter Veltroni: "Non voglio fare polemica, ma ho il dovere di dire una cosa che mi ha colpito: consigliando ad una ragazza precaria di sposarsi bene, il principale esponente dello schieramento avversario racconta di una lontananza, di una distanza, di una separazione dalle ansie di una ragazza che a nome di milioni di ragazzi italiani chiede risposte alla politica". Più duro il numero due del partito, Dario Franceschini che chiede al Cavaliere di scusarsi per questa battuta ritenuta "offensiva": "Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi. Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani, che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere ad una ragazza precaria che il modo di uscire dalla sua situazione è sposare il proprio figlio, o il figlio di un milionario, suona come un'offesa insopportabile".
"Berlusconi - incalza Enrico Boselli (Ps) - dovrebbe chiedere immediatamente scusa alle donne e ai precari". Critico anche il candidato premier della Sinistra Arcobaleno: "E' allarmante anche se è solo una battuta - protesta Fausto Bertinotti - che si proponga ai giovani di realizzarsi fuori dalle loro condizioni, fare la velina, vincere alla lotteria. Mai una proposta per un miglioramento concreto delle loro condizioni di vita". Il leader del Pdl è attaccato anche dal partito di Francesco Storace. "Capisco che per Silvio Berlusconi esistano le donne del capo, per la Destra - commenta Daniela Santanché - queste non ci sono. Quella battuta è offensiva e mi auguro che le donne italiane non vogliano sposare un miliardario, ma che vogliano impegnarsi per riuscire indipendentemente dall'uomo. Esorto le donne a non essere strumenti degli uomini". Il Pdl fa quadrato attorno al suo leader respingendo al mittente ogni accusa e sottolineando che si trattava solo di una battuta e in serata lo stesso Berlusconi passa al contrattacco: "Veltroni è ridicolo. Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humor, ma per fortuna non succederà. Se c'é qualcuno a cui non si possono fare appunti circa il lavoro per i giovani questo si chiama Silvio Berlusconi, perché come imprenditore penso di essere stato quello che ha assunto più giovani in assoluto in tutte le aziende che ho creato e come presidente del Consiglio ho creato un milione e 600 mila posti di lavoro di cui molti per i giovani". "Di questa sinistra - ha proseguito il Cavaliere - io non so più cosa pensare, si attaccano a qualunque pretesto visto che non hanno argomento e cercano di distrarre l'attenzione degli italiani dai disastri lasciati dal loro malgoverno. E' ridicolo - conclude commentando Veltroni - prendersela in questo modo".
top ^
Pubblicato il 12/03/2008

WASHINGTON - Barack Obama ha vinto le primarie in Mississippi per la nomination dei democratici per la Casa Bianca, battendo Hillary Clinton. Secondo i primi conteggi resi noti dai media statunitensi, il senatore dell'Illinois avrebbe vinto con il 60 per cento dei voti. Si tratta della 29ma vittoria in 44 tappe della corsa alla nomination dei democratici per la Casa Bianca. con oltre il 60% dei voti. Stando alle cifre, non ancora definitive, pubblicate dal sito online della Abc, il senatore nero dell'Illinois avrebbe ottenuto il 61% delle preferenze nello Stato dove a fare la differenza è il voto degli afroamericani, e Hillary Clinton il 37%. Il Mississippi mette in palio 33 delegati per la convention dei democratici di Denver che in agosto sceglierà formalmente il candidato per la Casa Bianca. I conteggi effettuati dalla Abc al momento ne attribuiscono 18 ad Obama e 12 a Hillary.
Il Mississippi mette in palio 33 delegati per la convention dei democratici di Denver, che in agosto scegliera' formalmente il candidato per la Casa Bianca. Dopo oltre due mesi di primarie, Obama e' in testa nella corsa alla nomination con 1.591 delegati, contro i 1.467 di Hillary Clinton (per la nomination sono necessari 2.025 delegati). Obama ha vinto nel fine settimana le primarie in Wyoming, dopo che la Clinton aveva avuto un martedi' di successi trionfando in Texas, Ohio e Rhode Island (nella stessa occasione, il senatore si era aggiudicato il Vermont). L'ex First Lady negli ultimi giorni ha rinunciato a far campagna in Mississippi, ritenendo lo stato gia' perso, e si e' concentrata sulle primarie in Pennsylvania del 22 aprile.
MISSISSIPPI, OBAMA INCASSA UN'ALTRA VITTORIA Dal profondo Sud degli Stati Uniti arriva un'altra vittoria per Barack Obama, che si impone in uno Stato, il Mississippi, dove il voto degli afroamericani fa la differenza tra i democratici. Per il senatore nero dell'Illinois e' un nuovo successo dopo quello in Wyoming del fine settimana e una nuova iniezione di delegati nella sfida testa a testa contro Hillary Clinton per la nomination presidenziale. ''Stiamo dimostrando che c'e' un grande bisogno di cambiamento in questo paese'', ha detto Obama dopo la vittoria, Il senatore ha ribadito di ritenere prematuro parlare di una accoppiata presidenziale con la Clinton, ma si e' detto convinto che ''il partito alla convention si unira' dietro il candidato che sfidera' i repubblicani''.
Le primarie nello Stato della magnolia, del blues e del tragico passato segregazionista, sono state caratterizzate da una netta impronta razziale. In uno degli Stati piu' poveri d'America, con il 36% della popolazione costituito da afroamericani (meta' degli elettori democratici sono neri), Obama secondo gli exit polls si e' aggiudicato il 90% del voto dei neri, ma solo un terzo di quello dei bianchi. Uno scenario che conferma divisioni analoghe in altre primarie del Sud vinte da Obama in South Carolina, Alabama, Georgia e Louisiana. In palio in Mississippi c'erano 33 delegati, di cui Obama ha vinto la fetta piu' grossa (i calcoli definitivi richiederanno qualche tempo). Prima del voto, arrivato dopo 43 tappe in stati e territori americani dove si e' votato negli ultimi due mesi, Obama era in testa nella corsa con 1.591 delegati, contro i 1.467 di Hillary Clinton (per la nomination sono necessari 2.025 delegati).
Con i successi in Mississippi e in Wyoming, Obama ha praticamente recuperato in termini numerici cio' che aveva perso nel martedi' elettorale della settimana scorsa, quando la Clinton si era imposta in Texas, Ohio e Rhode Island (il senatore si era aggiudicato il Vermont). Ma l'effetto delle vittorie dell'ex First Lady la settimana scorsa e' stato soprattutto psicologico e d'immagine, dando la sensazione di un ritorno a pieno ritmo in corsa della Clinton dopo 12 vittorie consecutive dell'avversario. Wyoming e Mississippi difficilmente cambieranno la percezione di una gara ancora del tutto incerta. E la Clinton conta su un'importante vittoria nella prossima tappa, il 22 aprile in Pennsylvania, uno stato dove ha gia' cominciato a concentrare le proprie risorse. In attesa del prossimo voto, il partito democratico dovra' cercare di risolvere una questione delicata e difficile: quella dell'eventuale ripetizione delle primarie in Michigan e Florida, due stati puniti con l'annullamento di tutti i delegati per aver votato prima del tempo. I due Stati hanno la possibilita' di cambiare lo scenario e forse anche di chiudere la gara, ma non c'e' accordo per ora su se e come farli di nuovo votare, anche se sta emergendo l'ipotesi di un voto per posta.
top ^
Pubblicato il 11/03/2008

ROMA - "L'Italia deve crescere in maniera forte". L'ambasciatore degli Stati Uniti Ronald Spogli, in un forum all'ANSA, sottolinea cosa piu' gli e' piaciuto dei programmi di Pd e del Pdl in vista delle prossime elezioni. "Entrambi - sottolinea - sono orientati verso la necessità della crescita economica: la necessità che l'Italia cresca ad un tasso più alto rispetto a quello degli ultimi anni è basilare".
"Un Paese che vuole investire di più in infrastrutture deve crescere di più. Senza questa crescita sarà impossibile - ha aggiunto - realizzare tale obiettivo. L'Italia deve quindi crescere in maniera forte".L'ambasciatore Usa a Roma esclude che si possa trovare un sito alternativo per l'ampliamento della base Usa Dal Molin a Vicenza perché "la decisione è già stata presa, e apprezziamo la posizione assunta dal governo Prodi". Spogli ha osservato come d'altra parte il governo italiano abbia già espresso apprezzamento per la gestione "responsabile" da parte americana delle "problematiche ambientali": "Abbiamo lavorato benissimo con il dott. Costa (il rappresentante del governo, ndr.) e abbiamo affrontato positivamente la questione ambientale".
CHIUNQUE VINCA, CON GOVERNO ITALIANO RAPPORTI SEMPRE OTTIMI
Con il governo Prodi, il bilancio delle relazioni tra Italia e Stati Uniti è stato "molto positivo". Ma indipendentemente dai prossimi inquilini di Palazzo Chigi e della Casa Bianca, i rapporti tra Roma e Washington "saranno sempre eccellenti", osserva Spogli ripercorrendo i suoi tre anni da ambasciatore degli Usa in Italia, sottolineando i legami storici, economici e culturali che uniscono indissolubilmente i due Paesi al di là del colore dei governi. Prossimo a passare la mano - Spogli rimetterà l'incarico al momento dell'insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, così come da prassi diplomatica -, l'ambasciatore vede un feeling sempre maggiore tra Roma e Washington, che in questi anni sono stati in grado di superare brillantemente qualche frizione fisiologica anche tra alleati stretti: ci sono stati "momenti di difficoltà ", ammette Spogli - ripensando forse alle incomprensioni con la Farnesina sulla lettera dei sei ambasciatori sull'Afghanistan (febbraio 2007) o alle iniziali perplessità del governo italiano sull'ampliamento della base Usa di Vicenza - ma alla fine a prevalere è stato "un proficuo e quotidiano rapporto di collaborazione".
Una collaborazione che si è toccata con mano nei teatri di crisi più caldi dello scacchiere internazionale, dal Kosovo, all'Afghanistan, fino al Libano, e che il diplomatico statunitense è convinto continui e si rafforzi chiunque vinca la maratona elettorale in Italia. Che sia Berlusconi o Veltroni, é insomma il suo ragionamento, non cambierebbe nulla. Certo, concede Spogli (ambasciatore designato da George W. Bush), con determinati governi i rapporti sono passati da "molto buoni" ad "ottimi", ma quello che conta è che "le nostre relazioni restano e resteranno sempre eccellenti".
AFGHANISTAN: PIU'IMPEGNO DELL'ITALIA
Un maggiore impegno italiano in Afghanistan? L'ambasciatore Usa si "augura", anzi è "convinto" che con il prossimo Governo ci sarà un "coinvolgimento maggiore". Gli Stati Uniti ormai da tempo chiedono ai vari Paesi che contribuiscono alla missione della Nato in Afghanistan un maggiore impegno militare: non solo in termini di più uomini, quanto di una maggiore condivisione dei rischi nelle aree (il sud e l'est) dove la minaccia talebana è più alta e i combattimenti più frequenti. E' una richiesta che gli Usa rivolgono anche all'Italia? Sì, risponde l'ambasciatore Spogli. "Abbiamo chiesto a tutti i membri della Nato un maggiore impegno nel senso più ampio della parola. Più partecipazione di soldati, più partecipazione dal punto di vista della ricostruzione del Paese. Quindi abbiamo chiesto a tutti i nostri alleati di avere un impegno maggiore", ha sottolineato Spogli.
E L'Italia? "Chiaramente l'Italia, essendo un alleato estremamente stretto degli Usa, un Paese fondatore della Nato, é necessario che faccia tutto il possibile", ha risposto l'ambasciatore. Che ha aggiunto: "Abbiamo chiesto e chiederemo maggiore impegno in tutti questi campi e mi auguro che col prossimo Governo, chiunque ci sarà, anzi sono convinto, ci sarà un coinvolgimento maggiore". Sempre a proposito di Forze armate e di missioni militari, Spogli ha detto che Italia e Usa hanno "lavorato benissimo insieme in tanti teatri importanti del mondo, nel Kosovo, in Libano, in Afghanistan e nella buona gestione del ritiro annunciato delle truppe italiane dall'Iraq nel dicembre 2006".
MERCATI: PRIVATE EQUITY RESTA VALIDO ANCHE PER L'ITALIA
Investimenti privati per crescere, private equity come strumento per favorire la transizione di piccole e medie imprese verso dimensioni più competitive, specie in un tessuto molto frazionato come quello italiano. Una formula valida nei suoi principi fondamentali, secondo l'ambasciatore degli Stati uniti in Italia, a prescindere dal momento difficile che la crisi dei mercati finanziari internazionali sta infliggendo ai colossi del settore come dimostrano recenti casi come Blackstone o Carlyle.
Spogli, banchiere di lunga data, fondatore del fondo di private equity Freeman Spogli and co., rilancia la validità dello strumento, che "consente di gestire le aziende allineando al massimo gli interessi degli azionisti e quelle dei dirigenti". La frenata impressa dalla crisi dei mutui subprime non mette in discussione l'efficacia del mezzo, secondo il diplomatico Usa: "Si tratta di valutare i risultati nel lungo periodo e di non usare come riferimento i traguardi del prossimo trimestre. In questi cinquanta anni il settore ha superato grandi difficoltà e grandi boom e in quest'ultimo periodo il private equity ha registrato un'esplosione senza precedenti. E' vero che ora si trova in difficoltà, ma solo perché i mercati finanziari sono bloccati". Il concetto fondante del private equity, in sostanza, secondo Spogli "rimane validissimo ed i risultati dei fondi continueranno in futuro ad essere positivi. Magari - aggiunge - con ritmi più bassi rispetto a questi ultimissimi anni, che vanno considerati assolutamente eccezionali, ma comunque più alti di quelli di 5/10 anni fa".
Il motore degli investimenti privati nel capitale delle aziende potrebbe aiutare a decollare anche il timido capitalismo italiano, caratterizzato da pochi grandi gruppi e da una miriade di realtà di qualità, ma di piccole o medio-piccole dimensioni. "L'Italia ha bisogno del private equity e le piccole dimensioni delle imprese non rappresentano certo uno svantaggio - rileva Spogli - anzi. Negli ultimi anni anche nel vostro paese si è registrato un aumento non di poco conto delle attività di questo settore. E' un ottimo strumento per aiutare a crescere il vostro paese". "Sfruttare queste opportunità - ha concluso il diplomatico - può essere molto, molto favorevole, specie nel settore della ricerca". Negli Stati Uniti - conclude - prima si faceva molta ricerca in pochi centri, poi c'é stata "l'idea di creare centri di ricerca nelle aziende e le università: è un modello che funziona meglio".
top ^
Pubblicato il 11/03/2008
di Marcello Campo
La candidatura di Giuseppe Ciarrapico non lascia tranquillo il Pdl e fa salire la tensione tra Fi e An. Silvio Berlusconi da un lato difende la scelta di candidare l'editore, sostenendo che serve ''per vincere''; dall'altro, smentendo Gianfranco Fini, afferma che anche An era d'accordo.
La replica di Via della Scrofa e' affidata a Ignazio La Russa: e' ''improprio'', dice, parlare di ok di An, abbiamo solo ''preso atto''.
A sera, da Ballaro', Gianfranco Fini conferma: An sapeva da sabato di Ciarrapico ma, ''fosse dipeso solo da me, non l'avrei candidato. Non godo della sua stima, diciamo. E poi, se non avesse detto chiaramente che le leggi razziali sono state il nale assoluto, una ignominia, citandomi positivamente, avrebbe avuto davvero il dovere morale di ritirarsi. Meno male che ha precisato, mano male''.
La tensione si riaccende a fine mattinata. Giunto a Roma, il Cavaliere accoglie i giornalisti nel parlamentino al piano terra di Palazzo Grazioli per spiegare loro che sbaglia chi parla di un 'caso Ciarrapico': ''In realta', e' stato male interpretato e ha smentito subito quelle frasi sul fascismo. Insomma, si tratta di un fatto minore e ininfluente, le cose serie sono altre. Piuttosto, sono preoccupatissimo per la catastrofe ambientale ed economica della Campania''. Potrebbe finire li' ma i cronisti lo incalzano e alla fine Berlusconi spiega chiaro e tondo le
ragioni che hanno spinto a confermare una decisione tanto controversa: ''Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. Lui e' un editore di giornali importanti a nostro favore ed e' assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte''. Quanto alle perplessita' espresse ieri da Gianfranco Fini, Berlusconi e' tranchant: ''Anche An era
d'accordo con questa candidatura''. Poi, tornando gioviale, definisce 'er Ciarra' ''un signore di mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi. Volete che siano importanti le sue dichiarazioni subito smentite, rispetto a quanto sta accadendo a Napoli?''.
Passa poco piu' di un'ora e arriva la replica acida di An, affidata a una nota di La Russa, che da' una versione diversa dei fatti e marca il distinguo con il Cavaliere. E' ''improprio'', sostiene il capogruppo, dire che An fosse d'accordo. Piuttosto, An ha appreso solo sabato a Milano questa decisione. Quindi, Fini ha espresso ieri le sue ''forti perplessita''', rimettendosi alla decisione del leader della coalizione e prendendone atto. Cosi' la polemica si riaccende. Da Padova Walter Veltroni attacca pesantemente Berlusconi e l'atteggiamento di An: ''Non
solo si e' scelto di candidare una persona che rivendica la continuita' con il fascismo, ma oggi si dice che va bene perche' e' proprietario di giornali. E' un'idea di politica che non riesco ad accettare e penso che gli italiani si siano stancati di queste furbate. An ancora una volta e' stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte''. Durissimo anche Pier Ferdinando Casini, secondo cui ''il Pdl fa un patto con il diavolo, si
vende anche l'anima pur di vincere le elezioni''. Quanto alla spiegazione fornita da Berlusconi, l'ex presidente della Camera la bolla come ''un rattoppo peggiore del buco''.
Polemico anche Fausto Bertinotti per cui Berlusconi ''manifesta una visione utilitaristica della politica dove non conta il profilo politico e programmatico ne' l'aderenza ai valori costituzionali, ma e' buono solo chi porta voti''. Quasi indifferente la Lega che, pur ribadendo le proprio dissenso, se ne fa una ragione: ''Noi - osserva Roberto Calderoli - non abbiamo cambiato idea. Ieri Bossi ha chiesto che non venisse
candidato. Se lo vogliono tenere? Io sono convinto che sia una cosa negativa. Vorra' dire che la Lega prendera' di piu'''.
In serata, passeggiando per le vie di Roma, Berlusconi torna a difendere Ciarrapico definendolo ''un candidato indipendente, un esponente della societa' civile e del mondo del lavoro che ha chiesto ed ha trovato un posto in una lista, quella del Pdl che e' assolutamente antifascista, anticomunista ed antitotalitaria''. Quanto alla sinistra, taglia corto: ''Hanno messo su uno scandalo che non esiste. Per non parlare di tasse, carovita, rifiuti si attaccano davvero a tutto''.
BASE USA VICENZA: SPOGLI, ESCLUDO SITO ALTERNATIVO - L'ambasciatore Usa a Roma Ronald Spogli esclude che si possa trovare un sito alternativo per l'ampliamento della base Usa Dal Molin a Vicenza perché "la decisione è già stata presa, e apprezziamo la posizione assunta dal governo Prodi". Nel corso di un forum all'ANSA, Spogli ha osservato come d'altra parte il governo italiano abbia già espresso apprezzamento per la gestione "responsabile" da parte americana delle "problematiche ambientali": "Abbiamo lavorato benissimo con il dott. Costa (il rappresentante del governo, ndr.) e abbiamo affrontato positivamente la questione ambientale".
'NO DAL MOLIN', E' DISASTRO NATO
Parlano di "disastro militare" i portavoce dei comitati No Dal Molin, contrari alla nuova base Usa a Vicenza, commentando l'incidente all'oledotto Nato che porta il kerosene da Camp Darby ad Aviano. "Questo disastro - affermano - è stato prodotto da un'installazione militare. Due fiumi gravemente inquinati, il terreno di ricarica della falda acquifera più grande del nord Italia imbevuto di kerosene, fauna e vegetazione minacciati dalla chiazza inquinante rilasciata dall'oleodotto". "Ma non dicevano - proseguono - che le installazioni militari sono sicure e non danneggiano il territorio? Più di qualcuno deve delle spiegazioni ai cittadini; a partire dal commissario Costa, che ha lasciato Vicenza per le sue 'vacanze elettorali' ribadendo che le installazioni militari Usa non hanno alcun impatto sul territorio".
CONTESTANO VELTRONI, RILASCIATO GIOVANE FERMATO
Il giovane del movimento 'No Dal Molin' di Vicenza fermato dalla polizia per aver tentato di salire a forza sul pullman del tour elettorale di Walter Veltroni, è stato rilasciato dopo poco meno di un'ora. Ad attenderlo davanti alla questura di Vicenza un piccolo gruppo di manifestanti. "Veltroni ha fatto la sua scelta - hanno spiegato i No dal Molin - eludere la questione e difendere gli interessi militari statunitensi e i profitti economici di quegli imprenditori, capeggiati da Calearo, che sperano di fare qualche affare sulle spalle dei vicentini".
top ^
Pubblicato il 10/03/2008

ROMA - "Il sondaggio di oggi di Repubblica.it conferma che siamo in crescita, che stiamo sulla strada giusta". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, a margine di un incontro con Anmil. Il leader del Pd fa riferimento all'ultimo sondaggio IPR che da il suo partito in salita, staccato ancora di 7 punti alla Camera ma in sostanziale equilibrio al Senato.
Veltroni e' poi tornato sul voto in Spagna e in Francia che, a suo giudizio, evidenziano un successo delle forze riformiste, un calo della destra e "una certa difficoltà della sinistra radicale" dovuta al fatto che i cittadini hanno capito che "oggi la sfida non è di testimonianza, ma di realismo e innovazione".
Il Pd intende aumentare, se vincerà le elezioni, l'indennità a favore dei non autosufficienti portandola da 450 a 600 euro. Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni durante l'incontro con l'Anmil. Veltroni ha quindi preannunciato l'intenzione di istituire per i non autosufficienti un "buono per i servizi" che poi l'interessato potrà utilizzare come egli crede.
PRODI: LASCIO LA POLITICA"Il futuro è sempre sereno perché ci sono cose da costruire. Io ho chiuso con la politica italiana e forse con la politica in generale, ma il mondo è pieno di occasioni dove c'é gente che aspetta aiuto e pace. C'é più spazio ora che prima". Lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi, nel corso di un'intervista a Sky tg24, rispondendo ad una domanda sul suo futuro.
MASTELLA A BOSELLI, GRAZIE MA NON MI CANDIDO
"Ringrazio Boselli per la sua offerta di candidatura e lo ringrazio per aver esercitato un atto di generosità rispetto a relazioni umane e politiche da me vissute in questo periodo dove il cinismo, il venir meno alla parola data e le ipocrisie hanno prevalso sul buon senso, sulla correttezza e sulla politica.Ho deciso però di non giocare questa partita". Lo afferma il segretario dei Popolari Udeur Clemente Mastella.
'Non voglio dare l'idea ostinata di rincorrere a tutti i costi il mandato parlamentare - prosegue Mastella - la politica e i miei valori possono trovare altri modi di espressione. Non sciolgo però il mio partito anche se lo rinnoverò dalle fondamenta puntando su nuovi modelli e sull'attenzione seria al sud, e non solo. Ciò che invidio a Boselli è la dignità e la compattezza del suo gruppo dirigente che, nonostante una legge elettorale infame, fa la sua battaglia con grande serietà e convinzione". "Per quanto riguarda me - aggiunge ancora - ritengo che i fatti di questi giorni dimostrino a sufficienza come sia stato forzato il corso delle cose e come tutti gli eventi mediaticamente, politicamente e giudiziariamente siano stati ad arte piegati contro di me. Stare fermo un giro non è poi la fine del mondo". "Troppo forzata - conclude Mastella - è la situazione che non potrà reggere a lungo ed allora, se ci saranno le condizioni, l'arrivederci ai miei amici e ai miei elettori rimane.Per quanto in tutti questi anni io sia vissuto, e impastato di politica parlamentare, dedicarsi anche a cose diverse non sarà poi così male".
D'ALEMA, CI VUOLE GRANDE RIFORMA ISTITUZIONI "Ci vuole una grande riforma delle istituzioni per tornare a crescere e per vincere questa sfida c'é la necessità di un paese unito". Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, oggi a Venezia, nel corso di un comizio elettorale. Per D'Alema "mantenere viva la comunità nazionale è un interesse, lo stare insieme è una necessità". Un percorso ed uno scopo che per D'Alema "può essere raggiunto solo da un grande paese". Riferendosi all'ultimo decennio, D'Alema ha detto che "questa stagione ci ha portato a governi deboli, non ci ha consentito di dare un segno di robustezza". Una conquista che era possibile ora ma che non si è potuta registrare. Questo perché nella riforma delle istituzioni che si poteva già fare "ci poteva essere l'occasione di un riconoscimento tra partiti ma c'é chi ha strappato i programmi altrui in faccia".
LA DESTRA: SANTANCHE' ATTACCA FINI, SI E' TRASFORMATO IN VALLETTA
"Gli italiani hanno capito che votare Berlusconi o votare Veltroni è assolutamente la stessa cosa. Ho avuto la soddisfazione ieri di vedere Gianfranco Fini trasformato in una valletta durante la manifestazione del Pdl. Lo dico con gioia perché finalmente c'é una valletta che è un uomo". Lo ha detto a Cagliari la candidata premier della Destra, Daniela Santanché. Intervendo ad una manifestazione elettorale della Destra, Santanché ha ribadito che la nuova formazione politica si diversifica da tutte le altre perché "mette al centro i valori, l'identità e l'appartenenza". "Né Berlusconi, né Veltroni possono parlare di valori, di morale e di etica perché dalla parte di Berlusconi coniugare Giovanardi e Capezzone è difficile, dall'altra è ancora più difficile conciliare la Binetti con Veronesi. Ho la certezza che gli italiani non vogliano trasformarsi in struzzi - ha concluso Santanché - e digerire tutto. Danno i numeri al lotto, promettono qualsiasi cosa perché tanto non manterranno nulla".
LISTE: ULTIMO GIORNO Trattative frenetiche in Forza Italia, che alla fine esclude una quarantina di parlamentari uscenti, mentre solo oggi si saprà quanto spazio sia stato riservato ai circoli di Michela Brambilla. Giochi fatti in casa Pd, che a Roma candida molti ex amministratori e Veltroni al secondo posto. Prodi annuncia il suo ritiro dalla politica. Piccolo giallo su un certo Giuseppe Grillo a capo di una 'lista di Grilli parlanti'. La moglie del comico assicura, non è lui. Oggi, intanto, scattano le nuove regole sulla par condicio: niente faccia a faccia, sì a un unico 'tutti contro tutti'.
top ^
Pubblicato il 29/02/2008

ROMA - Il programma del Pdl e' composto "solo da dodici pagine e contiene sette missioni per rilanciare l'Italia": lo ha annunciato Silvio Berlusconi intervenendo a Panorama del Giorno su Canale 5.
MALORE? SOLO MENZONGNA, AL LAVORO PER IL VOTO "Io avrei dei malori? Non è affatto vero, la campagna elettorale è entrata nella parte pre-finale e fa fiorire tutti i fiori della menzogna": con queste parole, Silvio Berlusconi, ospite di Maurizio Belpietro a Panorama del Giorno, ha smentito quanto pubblicato oggi da Libero secondo cui il cavaliere avrebbe disertato ieri sera il Tg5 perché si sarebbe sentito poco bene. "Ieri - ha spiegato Berlusconi - ero impegnatissimo sul programma del Pdl. Sono un perfezionista e il lavoro l'ho terminato a mezzanotte di ieri. Non sono andato al Tg5 semplicemente perché alle 20 ero impegnatissimo".
DA LUNEDI' PARLEREMO DI CANDIDATURE "Da lunedì cominceremo a parlare di candidature per mettere a punto le liste": lo ha annunciato Silvio Berlusconi a Panorama del Giorno su Canale 5. Il leader di Forza Italia, rispetto alle indiscrezioni giornalistiche secondo cui al Circolo della Libertà andrebbero solo tre seggi, ha ribattuto: "é una cosa folle, che non esiste. Anche perché di candidature cominceremo a parlare lunedì. Ci sarà posto per molti giovani, e per l'altra parte del cielo, le donne, ci sarà spazio per il 30%. Le associazioni avranno adeguata rappresentanza".
CAMPAGNA ELETTORALE NON POTRA' ESSERE TRANQUILLASilvio Berlusconi ritiene che la campagna elettorale non potrà essere tranquilla" e che quindi si prospetta piuttosto "vivace". "Da parte nostra - ha aggiunto il leader azzurro - sarà come sempre corretta e io non attaccherò nessuno avversario come invece hanno fatto loro".
SITUAZIONE MOLTO DIFFICILE, NIENTE MIRACOLI "La situazione è molto, molto difficile e gli italiani devono essere consapevoli di questo": così Silvio Berlusconi che ospite di Belpietro su Canale 5 ha spiegato che, una volta al governo, sarà difficile fare miracoli. "Nel programma c'é una frase precisa - ha detto il cavaliere - ossia che non promettiamo e non facciamo miracoli". Con l'occasione, Berlusconi ha attribuito al centrosinistra e al suo governo responsabilità sulla situazione economica, sociale e della sicurezza. Tra l'altro, la sinistra ha "bloccato i cantieri e le grandi opere. Ma - ha fatto sapere il leader del centrodestra - noi ricominceremo subito a riaprire i cantieri, porteremo a termine il Mose di Venezia, la Tav e il Ponte sullo stretto".
IN FILA PER PRESENTARE SIMBOLI, C'E' ANCHE FERRARA Anche Giuliano Ferrara è in fila davanti al Viminale per depositare il proprio simbolo: "aborto? No grazie". La scritta (con aborto scritto in rosso) compare su un cerchio bianco. Nel simbolo c'é anche la frase "per la moratoria" con Giuliano Ferrara. Il direttore del 'Foglio' è in fila dalle 7 di questa mattina, "per stupidità", afferma. Ma poi aggiunge "siamo qui, credo, per problemi di imitazione". Mentre è in fila un ragazzo che si chiama Massimiliano gli si avvicina con una copia del 'Foglio' e gli chiede: "direttore mi fa un autografo". Poi interrogato su l'esito delle elezioni, Ferrara risponde: "Berlusconi ha già vinto; il resto sono chiacchiere inutili".
In fila oltre a Ferrara molte altre persone, sono in strada fin da questa notte. Tra i simboli che verranno depositati anche uno contro pax: "no ai Pax" di Vittorio Colavitto che si definisce un "cattolico rautiano". "I pax - dice - come l'aborto, contraddicono l'istituto della famiglia classico". E' già da due anni che il signor Colavitto deposita il suo simbolo. Su una carrozzella a rotelle poi un altro simbolo con la bandiera europea e all'interno il simbolo per disabili e la scritta "Movimento Europeo diversamente abili"; accanto un altro cartello bianco con scritto "aaa...cercasi deputato o senatore".
top ^
Pubblicato il 28/02/2008

ROMA - L'operaio della Thyssen Antonio Boccuzzi, la dipendente di una Asl piemontese, Franca Biondelli, e Loredana Ilardi, lavoratrice di un call center di Palermo. Sono i tre candidati che il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato stamattina spiegando che "due sono le idee su cui si muove il Pd nella scelta delle candidature: portare in Parlamento forze e energie della società e essere il partito dell'Italia che lavora".
"Tutte le candidature dai prefetti a Veronesi, da Matteo Colaninno a Italo Boccuzzi fino al filosofo Mario Ceruti sono state decise per portare in Parlamento un forte rinnovamento e energie nuove". E' questa l'idea pilota che, in giorni di fibrillazione sulle liste, il leader del Pd Walter Veltroni rivendica presentando tre nuovi candidati provenienti dal mondo del lavoro.
Veltroni sostiene che il Pd "é il partito del lavoro e dell'Italia che produce" e torna a definire come "naturale la presenza insieme nelle liste di operai e imprenditori perché risponde all'idea di un patto tra produttori per promuovere la crescita e l'equità della crescita". "Partiamo dall'idea - sostiene il segretario del Pd - che il Paese deve mettere l'acceleratore alla crescita".
Il Pd - spiega Veltroni - "vuole portare in Parlamento forze della società, persone che lavorano, intraprendono, ricercano perché sono parte della vita reale del Paese". Presentando i tre candidati, il leader del Pd ha ricordato come "ero rimasto molto colpito dalla forza e dalla determinazione e dal senso di responsabilità con cui Boccuzzi aveva rappresentato le ragioni di una battaglia di tutti per la sicurezza sul lavoro".
Il segretario ha poi presentato Franco Biondelli, dipendente statale di una Asl e sindacalista e Loredana Ilardi, 33 anni, palermitana e lavoratrice di un call center. "Avere 33 anni - ha sottolineato Veltroni - e guadagnare 700 euro al mese è lo specchio di un paese dove la precarietà è la prima emergenza sociale". Precarietà, ha evidenziato Veltroni, "non ha nulla a che vedere con la flessibilità ma va affrontata e risolta perché é un dovere come nel '900 era un dovere lottare contro lo sfruttamento di operai e imprenditori''.