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Pubblicato il 04/04/2008

TARANTO - Da un lato l'allarme per un prodotto, il vino, non genuino, adulterato, arricchito in stabilimenti vicino a Taranto con zucchero per aumentarne la gradazione; dall'altro la preoccupazione che l'inchiesta avviata dalla procura tarantina, nell'ambito della quale sono indagate tre persone, provochi una paura eccessiva, ingiustificata, che vada a colpire un settore finora florido, sostenuto da un buon mercato anche estero. La vicenda del vino adulterato tuttavia una certezza pare darla: fino a questo momento - dice la procura tarantina - non sono state individuate manipolazioni del prodotto pericolose per la salute dei consumatori. L'inchiesta è nata da controlli compiuti lo scorso settembre in una cantina di Veronella (Verona), dove agenti del Corpo forestale di Asiago e dell'Ispettorato centrale per il controllo dei prodotti agroalimentari riscontrarono la presenza, accanto alle cisterne, di taniche piene di acido cloridrico.
Dalla documentazione sequestrata, fu trovato un collegamento fra l'azienda di Verona e la 'Vmc', che ha sede a Massafra (Taranto). Per questa ragione gli atti relativi a questo troncone dell'inchiesta furono trasmessi dalla procura veronese a quella tarantina che ha iscritto tre persone sul registro degli indagati per il reato di adulterazione di sostanze alimentari. Sono Gaetano Guacci, di 54 anni, di Lecce, amministratore della 'Vmc' (Vini, mosti e concentrati), che rifornisce aziende del Nord che commercializzano vino da tavola in brik; Giovanni Caramia, di 35 anni, rappresentante legale della 'Enoagri Export srl', che commercializza uva da tavola; e Donato Caramia, di 71 anni (padre di Giovanni), proprietario di due stabilimenti di Massafra dati in fitto alle due aziende. Entrambi gli opifici furono posti sotto sequestro il 31 gennaio scorso nell'ambito di un'inchiesta su una presunta adulterazione del vino prodotto con uva da tavola.
Il 27 marzo, dopo che le indagini di laboratorio avevano accertato la presenza nel mosto di acqua, zucchero e saccarosio, il gip Pio Guarna, su richiesta del pm Buccheri, dispose il sequestro preventivo dei due stabilimenti, la cui attività è tuttora paralizzata. Gli accertamenti tuttavia non si fermano nel territorio ionico. In queste ore personale del Corpo forestale dello Stato su delega della procura tarantina sta sequestrando in una quindicina di aziende sparse in tutta Italia campioni di partite di vino acquistate da 'Enoagri' e 'Vmc'. Zucchero, quindi, e nessuna sostanza velenosa, come sottolinea all'Ansa lo stesso procuratore di Taranto, Aldo Petrucci, rilevando che "nessuna sostanza cancerogena è stata riscontrata fino a questo momento" nei mosti sequestrati. E anche dal mondo politico giungono inviti a non drammatizzare: il ministro De Castro afferma che "l'Italia ha dimostrato di saper fare controlli seri", e l'assessore regionale all'agricoltura avverte: sui vini pugliesi "é in atto uno sciacallaggio".
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Pubblicato il 03/04/2008
(di Chiara Carenini) FIRENZE - Un esperimento, un blog, un esposto alla procura: potrebbero essere queste le tappe che hanno portato in un primo momento i Nas di Firenze e poi la Guardia di Finanza di Siena a mettere le mani sulle ricette di shake che dimostrerebbero come il Sangiovese padre del Brunello di Montalcino sia stato mescolato ad altri vitigni un poco meno nobili, scatenando quello che ormai i produttori di Brunello chiamano 'inferno'.
L' 'affaire' che sta sconvolgendo il mondo del vino toscano (e non solo) nascerebbe così, da un esperimento di mescolamento di uve tentato in passato (nel 1996) e destinato ad altra etichetta, finito su un libro poi su un blog e preso ad esempio: il world system, internet nella specie, ha diffuso la notizia e avrebbe tentato i produttori portandoli a 'risolvere' in modo alternativo rispetto al disciplinare (rigidissimo) il problema dell' esportazione in Paesi dove si ama di più un vino meno impegnativo rispetto a quello nato dalla purezza del Sangiovese. Così nascono le ricette - segretissime - dello shake trovate e sequestrate dalla Guardia di finanza. Fiamme gialle che sarebbero comunque state 'indirizzate' nel giro tra i vitigni dall'esposto, presentato in procura a Siena, da un produttore di Brunello 'purista' e per questo abituato a imbottigliare solo vino proveniente da vitigni di Sangiovese grosso. Operazione nobile che merita la sua Docg, ma che sul mercato fa fare, probabilmente, meno affari (sopratutto sul mercato extraeuropeo) rispetto ad un Brunello più morbido e meno impegnativo. Le Fiamme gialle avrebbero trovato e sequestrato anche i rapporti del Consorzio (che ha potere ispettivo) dove era già stata registrata la presenza di vitigni alieni promiscui con i vitigni regolati dal severo disciplinare del Brunello. Certo, nessuna sofisticazione: però il rischio - se accertate tutte le responsabilità del caso - è grosso sia da un punto di vista dell' immagine che per l' aspetto economico. Prima di tutto certe etichette potrebbero essere declassate e perdere la denominazione di origine controllata e garantita, la celebre Docg, a favore di una più umile Igt (l' indicazione geografica tipica, a basso contesto territoriale). Poi, è a rischio il nome: 'Brunello' vende perché è 'Brunello' all' estero, dove il palato è meno fine e il made in Italy una garanzia vera.
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Pubblicato il 25/03/2008

NAPOLI - Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop fa marcia indietro: il Giappone non ha bloccato alle dogane la mozzarella di bufala campana, come annunciato stamane dai vertici dell'associazione, ma ha soltanto "rallentato" le procedure di importazione, per controlli più attenti sul prodotto.
"Le autorità doganali di Tokio - si legge in un comunciato del Consorzio - sulla scorta delle informazioni in parola, stanno solo svolgendo controlli più accurati, considerati comunque di routine, al fine di avere certezza della salubrità del prodotto importato, ma non esiste in atto un blocco o un embargo sanitario".
A ridimensionare una notizia destinata a destare allarme nella filiera produttiva - all'indomani della iniziativa della Corea del Sud, che ha messo al bando per alcuni giorni il prodotto - è il presidente del consorzio Franco Consalvo. Consalvo aveva commentato in termini allarmati il segnale nipponico, "tanto più preoccupante", aveva detto, per l'assenza di riscontri di laboratorio. Ora, invece, corregge il tiro: "Abbiamo avuto informazioni sbagliate precedentemente. In realtà la mozzarella campana, importata in Giappone da 10-12 caseifici dell'area Dop, è fisicamente ferma alla dogana perché sottoposta a degli accurati controlli". "Si tratta di poche migliaia di chili di mozzarella di bufala dop - conclude - arrivate a Tokio alla fine della settimana scorsa. Le analisi potranno durare ancora qualche giorno, e vista la situazione mi sembra di poter concludere che il Governo giapponese sta facendo solo il suo dovere".
BRUXELLES - "Per ora non abbiamo prove" sulla eventuale presenza di diossina nella mozzarella di bufala campana. Così la portavoce del commissario Ue all'ambiente, Stavros Dimas, ha commentato le notizie degli ultimi giorni sui controlli effettuati in alcune aziende campane che producono latticini e sul bando alla mozzarella italiana posto dalla Corea del Sud. "Mi risulta che c'é un problema che riguarda la mozzarella italiana", ha detto la portavoce del Commissario Ue, spiegando però come al momento ci si possa riferire solo "alle notizie riportate dalla stampa" e come "non vi sia alcuna prova" sulla eventuale presenza di sostanze tossiche nella mozzarella di bufala proveniente dalla Campania.
CIA, SU MOZZARELLA ALLARMISMI INGIUSTIFICATI Gli allarmismi sulla mozzarella alla diossina "sono ingiustificati e possono provocare un 'effetto psicosi' simile a quello per 'mucca pazza' che ha prodotto danni al settore per miliardi di euro". Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, oltre a plaudire le iniziative di controllo e di verifica all'interno dell'aziende messe in atto dagli organismi preposti, "invita alla massima prudenza sulla gestione dell'informazione" su un prodotto in commercio "sottoposto ovunque a rigidissimi controlli di salubrità e qualità", come dimostrano le verifiche di questi ultimi giorni. I dati relativi alle vendite di questo prodotto di punta del Made in Italy' alimentare, sottolinea l'organizzazione agricola, "preoccupano fortemente e non solo per il 'no' alle importazioni della Corea, che rappresenta una parte marginale del fatturato complessivo. La mozzarella di bufala è un formaggio nazionale e la crisi sta toccando tutte le realtà produttive: non solo la Campania quindi, ma anche Puglia e Lazio". Come organizzazione, conclude la Cia, "ci impegneremo in azioni di tutela, valorizzazione e promozione della mozzarella di bufala tra i cittadini, convinti della straordinarietà di questo alimento e nel tentativo di scongiurare un dramma commerciale che non avrebbe nessuna motivazione giustificabile, e che procurerebbe, in breve tempo, disoccupazione e danni per centinaia di milioni di euro per la produzione e l'indotto"
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Pubblicato il 25/03/2008

SYDNEY - Le donne che assumono ecstasy ottengono un maggiore effetto euforico rispetto agli uomini, ma soffrono di una 'discesa' molto più spiacevole nei giorni successivi, oltre ad essere esposte a maggiore rischio di coma potenzialmente letale. Risulta dall'analisi di 29 studi condotti in diversi Paesi, pubblicata dalla rivista Neuroscience and Biobehavioural Reviews e presentata nel congresso internazionale sulla salute mentale delle donne in corso in Australia, a Melbourne. La ricerca è stata presentata da Kelly Allott del Centro di studi psichiatrici dell'università di Melbourne. "Quello che abbiamo desunto da tutte le evidenze - ha detto - è che per le donne l'euforia da droga è più alta e più intensa, ma la discesa nei giorni seguenti sembra essere anche molto più intensa".
La conclusione è che "le donne tendono a subire gli estremi opposti dell'esperienza droga". Nell'analisi ha considerato le ultime ricerche sugli effetti che la sempre più diffusa "pasticca da party" ha sulle persone dei due sessi. Le conclusioni di vari studi di consumatori di ecstasy suggeriscono che le donne rispondono con più intensità ed euforia, e con allucinazioni più frequenti e più vive. Nei giorni successivi hanno un umore più scuro rispetto agli uomini e alcuni studi biologici suggeriscono che le donne sono colpite da più gravi effetti negativi a lungo termine. Gli uomini hanno una maggiore probabilità di morire dopo aver preso ecstasy, ma i test tossicologici indicano che questo dipende dalle più alte dosi o dall'uso contemporaneo di droghe di tipo diverso. Non è ancora chiaro il perché del diverso effetto sulle donne, ha detto Allott, e in proposito esistono diverse teorie.
"E' possibile che l'ormone sessuale femminile estrogeno aumenti la sensibilità agli effetti di sostanze come la 3,4 metilendiossimetamfetamina (Mdma), la sostanza base dell'ecstasy che agisce sul sistema della serotonina, che a sua volta ha effetto sull'umore", ha detto. La differenza, ha aggiunto, potrebbe anche dipendere dalle caratteristiche della struttura cerebrale o dalla maniera in cui uomini e donne metabolizzano la droga nell'organismo.
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Pubblicato il 20/03/2008

VENEZIA - Pesa 195 chili per 1 metro e 90 di altezza e non può farsi operare perché l'ospedale non ha un letto abbastanza grande. Il protagonista della vicenda è un agente di commercio di 40 anni, obeso, che è stato respinto dall'ospedale di San Donà di Piave.
Nei giorni scorsi Michele Adami doveva essere operato per un problema respiratorio all'ospedale di San Donà, ma il giorno prima è stato convocato e si è sentito dire: "Spiacenti ma non abbiamo un letto adatto a lei". Una motivazione che lo ha lasciato interdetto, alla quale ha reagito rivolgendosi ad un legale per il risarcimento dei danni e la tutela dei suoi diritti.
"Erano mesi che facevo esami in quell'ospedale e tutti hanno visto la mia stazza - ha raccontato l'uomo al Gazzettino - mi chiedo se non era possibile prevederlo, avvertirmi prima anziché comunicarmelo all'ultimo momento. E' inquietante sentirsi dare questa motivazione non clinica. Mi è costato una settimana di depressione". E con ancor più inquietudine Adami, il cui setto nasale deviato gli procura problemi respiratori, si domanda: "E se io o un altro della mia stazza avessimo bisogno di cure 'salvavita', cosa succederebbe?".
"Il caso del mio assistito è stato denunciato all'Asl e il direttore ha chiesto un incontro che avremo fra una settimana - spiega l'avv.Stefano Bruno Ferraro - Questo è molto positivo, ma ad oggi nessuna spiegazione scritta è giunta sui motivi che impedirebbero l'operazione".
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Pubblicato il 20/03/2008

ROMA - Alcuni tra i coloranti naturali della frutta, molecole antiossidanti del gruppo dei flavonoidi, le antocianine, potrebbero avere un effetto 'salvacuore', proteggendolo dai danni dell'infarto e quindi mantenendolo giovane. E' quanto dimostra uno studio su topi alimentati con cereali ricchi di antocianine diretto da Marie-Claire Toufektsian dell'Università francese di Grenoble in collaborazione con i Centri di ricerca che partecipano al Progetto FLORA finanziato dalla Commissione Europea, che vede tra i vari partner l'Università Cattolica di Campobasso e l'Università di Milano.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Nutrition. Le antocianine, il cui colore varia dal rosso al blu, sono tra le più importanti molecole pigmento presenti nei vegetali e si ritrovano nei frutti. Ne sono ricchi alimenti come ribes, ciliegia, cavolo rosso, uva, fragola, arance rosse, sambuco e le bacche in generale.
La colorazione di tali sostanze è così forte da mascherare spesso gli altri pigmenti. Già in passato studi su altri gruppi di alimenti contenenti flavonoidi, si pensi al vino rosso ricco di resveratrolo o anche alla cioccolata, avevano in qualche modo insinuato il sospetto del valore benefico dei flavonoidi in generale, al di là delle loro proprietà antiossidanti. In questo studio sono state studiate in particolare solo le antocianine: due gruppi di topi sono stati alimentati a base di grani privi o arricchiti di antocianine, grani non Ogm prodotti a Milano dall'equipe di Chiara Tonelli. Il livello di antocianine in sangue e urine dei topi è stato misurato grazie ai test messi a punto a Campobasso dall'equipe di Maria Benedetta Donati, che nell'ambito di FLORA sta svelando i segreti del metabolismo di antocianine e altri flavonoidi; finora si sa molto poco su come il nostro corpo assimili tali sostanze.
Infatti "la sperimentazione che stiamo facendo con volontari sani nell'ambito di FLORA - ha spiegato Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di Ricerca dell'Università Cattolica - servono proprio a verificare la biodisponibilità nel nostro corpo delle antocianine assunte con la dieta, per conoscere meglio se e come queste sostanze vengano assorbite dall'organismo. Grazie al metodo messo a punto nei nostri laboratori, per la prima volta siamo riusciti ad effettuare misure di antocianine in soggetti umani, visto che fino a questo momento la sperimentazione aveva interessato solo animali di laboratorio".
Però finora le sperimentazioni sugli effetti benefici dele antocianine rimangono confinati alle cavie: in questo studio nel cuore dei topolini è stato procurato un infarto: in quelli che avevano seguito la dieta ricca di antocianine i danni conseguenti all'infarto sono risultati considerevolmente minori. E' tuttavia presto per dire che una dieta ricca di flavonoidi sia 'salvacuore', ha dichiarato cauto de Gaetano, "ricerche epidemiologiche condotte in passato suggeriscono generiche proprietà benefiche dei flavonoidi presenti nell'alimentazione. Ma servono ulteriori studi per approfondire meglio questo aspetto, soprattutto per quanto riguarda le possibili differenze tra uomini e ratti nell'assorbimento e nel metabolismo dei flavonoidi". Ma di certo il suggerimento cui fa da sponda questo studio è ancora una volta di restare fedeli alla dieta mediterranea, naturalmente ricca di antocianine ed altri flavonoidi, dieta che in più occasioni ha dato mostra delle sue proprietà preventive contro molti big killer attuali.
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Pubblicato il 20/03/2008

NAPOLI - Le verifiche dei carabinieri del Noe, su disposizione della Dda, partono da un quadro pieno di contraddizioni: fatto di dati dell'Asl cha segnalano la presenza di diossina nel latte, di sequestri di allevamenti disposti e mai eseguiti e di un ruolo della criminalità organizzata. In quindici giorni sono stati 66 gli allevamenti posti sotto sequestro cautelativo dall'Asl, proprio per la presenza di diossina nel latte. Su settanta analisi a campione eseguite negli ultimi dieci giorni nelle due Asl della provincia di Caserta, trenta sarebbero risultate fuori norma. Dati che risultano in contraddizione con quanto autocertificato dalle aziende, secondo le quali non c'é alcuna diossina, e anche con quanto era venuto fuori da uno screening effettuato da ottobre 2007 e febbraio 2008 secondo il quale i casi di positività alla diossina accertati erano risultati appena 16 su 117 campioni esaminati. Posizioni contrapposte, dunque.
Ecco perché la magistratura e il Noe hanno deciso i blitz e i sequestri: per effettuare controlli e contro-analisi che potranno fare chiarezza sulla vicenda. C'é poi un altro aspetto al vaglio della magistratura: ordinanze di chiusura di allevamenti per il rischio diossina mai eseguiti. Indagini sono in corso per individuare il ruolo di sindaci e di pubblici ufficiali e per capire perché i sequestri non sono stati messi in atto. Oggi, intanto, è stato annullato il sequestro per 16 allevamenti bufalini nel territorio di competenza dell'Asl Caserta 2 sui quali gravava il sospetto di diossina. Attualmente permangono sotto sequestro cautelativo 66 allevamenti, di questi quattro nel territorio dell'Asl Caserta 1 e 62 nel territorio della Asl Caserta 2. Tali numeri vanno confrontati con la consistenza del patrimonio bufalino dell'area Dop, che è di 1900 allevamenti. L'incidenza complessiva dei sequestri cautelari sul complesso del patrimonio bufalino della filiera della Mozzarella di bufala Campana Dop si attesta, pertanto, al 3,5% in termini di numero di allevamenti.
PROTESTE DIPENDENTI CONSORZIO, BLOCCHI A FERRANDELLE Un centinaio di dipendenti dell'Acsa Caserta 3 di Caserta, società in gestione commissariale che ha in appalto il servizio di prelievo dei rifiuti in numerosi comuni del comprensorio casertano, stanno attuando un'altra manifestazione di protesta davanti all'ingresso del sito di "Ferrandella" di S.Maria la Fossa, bloccando l'entrata dei camion. La Polizia, che in forze presidia la zona, ha più volte rimosso i blocchi stradali, consentendo l'entrata di alcuni camion. Le operazioni di conferimento dei rifiuti, comunque, si svolgono in difficoltà ed a rilento. I lavoratori, come hanno fatto già ieri, chiedono un incontro urgente con i vertici della Provincia, in quando si dicono preoccupati per il loro futuro lavorativo, "dopo la decisione del Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti, di estromettere il consorzio dalla gestione del sito di "Ferrandelle", affidandolo alla Geoeco, del consorzio Caserta 2. Una decisione "che priva il Consorzio di un'entrata di denaro consistente, in grado di poter assicurare stipendi e lavoro per i circa 350 dipendenti". Presidi anche davanti all'ingresso della Provincia.
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Pubblicato il 20/03/2008

NAPOLI - Ancora controlli e sequestri, in allevamenti e caseifici del Casertano, per verificare l'eventuale presenza di diossina nel latte: sequestrate ingenti quantità di mozzarelle e trovate fialette di anabolizzanti e di ormoni della crescita. Centonove i controlli che tra ieri e oggi si stanno effettuando: circa ottanta gli allevamenti e 28 i caseifici che i carabinieri del Noe, con il supporto dei Comandi Provinciali di Napoli, Caserta ed Avellino e del Nas, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, stanno ispezionando. Le accuse che gravano sui 109 titolari indagati sono gravi: avvelenamento di sostanze finalizzate alla produzione, commercio di prodotti adulterati e frode in attività commerciale. Sarà l'esito delle analisi a stabilire se davvero tali reati sono stati commessi.
PROTESTE DIPENDENTI CONSORZIO, BLOCCHI A FERRANDELLE Un centinaio di dipendenti dell'Acsa Caserta 3 di Caserta, società in gestione commissariale che ha in appalto il servizio di prelievo dei rifiuti in numerosi comuni del comprensorio casertano, stanno attuando un'altra manifestazione di protesta davanti all'ingresso del sito di "Ferrandella" di S.Maria la Fossa, bloccando l'entrata dei camion. La Polizia, che in forze presidia la zona, ha più volte rimosso i blocchi stradali, consentendo l'entrata di alcuni camion. Le operazioni di conferimento dei rifiuti, comunque, si svolgono in difficoltà ed a rilento. I lavoratori, come hanno fatto già ieri, chiedono un incontro urgente con i vertici della Provincia, in quando si dicono preoccupati per il loro futuro lavorativo, "dopo la decisione del Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti, di estromettere il consorzio dalla gestione del sito di "Ferrandelle", affidandolo alla Geoeco, del consorzio Caserta 2. Una decisione "che priva il Consorzio di un'entrata di denaro consistente, in grado di poter assicurare stipendi e lavoro per i circa 350 dipendenti". Presidi anche davanti all'ingresso della Provincia.
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Pubblicato il 18/03/2008

LONDRA - La musica di quel genio naturale di Mozart va presa e messa di peso nel prontuario medico: sembra funzionare meglio di molti farmaci e in apparenza cura persino una malattia grave come l'epilessia. A Londra gli esperti dell'Istituto di Neurologia si sono convinti delle qualità taumaturgiche del compositore austriaco quando si sono trovati alle prese con un paziente di 46 anni che soffriva di terribili attacchi epilettici e non aveva reagito in modo marcato né a sette diverse terapie a base dei più avanzati farmaci e nemmeno ad un intervento chirurgico al cervello.
Sembrava un caso disperato ma all'improvviso il malato - in media vittima di sette attacchi epilettici al mese e incapace di controllare moti giornalieri di riso convulso - ha incominciato a stare vistosamente meglio e, indagando sul perché, i medici hanno fatto a quel punto una scoperta davvero curiosa: l'uomo si era messo ad ascoltare Mozart - in genere quaranticinque minuti al giorno - e tanto era bastato per dargli un nuovo, vincente vigore nella battaglia contro quella grave sindrome neurologica. Sulla scorta di questo caso (uno analogo, riguardante un bambino affetto dalla sindrome di Lennox-Gastaut, una rara forma di epilessia, è stato segnalato dai neurologi dell'università dell'Illinois) il quotidiano 'Independent' se l'é sentita oggi di cantare senza riserve le lodi del 'Mozart Effect' che non è proprio una panacea ma ci va vicino. Significativo il risultato di un esperimento fatto sottoponendo un gruppo di cavie all'ascolto della sonata K448 per piano del grande Wolfang: quella musica ha fatto aumentare temporaneamente di 8-9 punti il quoziente intellettivo degli ascoltatori. Una buona dose di Mozart aumenta le capacità matematiche e visive di un individuo, riduce lo stress e il dolore di origine artritico, ha un impatto benefico sul cuore e sul feto (ne stimola lo sviluppo cerebrale). Non lascia indifferenti nemmeno i topi (che acquisiscono maggiore senso dell'orientamento spaziale nei labirinti) e le carpe (che diventano più sane e più felici se attorno a loro risuonano le note di 'Eine Kleine Nachtmusik'). Non è chiaro perché tutto ciò avvenga ma molti esperti sono convinti che la zona del cervello dove si recepisce e processa la musica è la stessa della percezione spaziale e per qualche ragione ne nascono quindi interazioni estremamente benefiche per l'attività della sostanza grigia. La complessa, raffinata musica di Mozart - in particolare la citata sonata K448 - avrebbe un impatto paragonabile alle pulsazioni elettriche e metterebbe ordine tra le cellule nervose malfunzionanti.
Ma perché Mozart e non invece Verdi, Beethoven o Brahms? Anche qui non ci sono certezze scientifiche ma gli esperti sospettano che il compositore austriaco agisce da farmaco per la sua peculiare tecnica di costruzione musicale, basata su temi richiamati a intervalli fissi con il ricorso a note spesso diverse da quelle originali.
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Pubblicato il 18/03/2008

ROMA - I figli da portare a scuola, poi di corsa in ufficio, senza contare le preoccupazioni per il carovita: fronteggiare le sfide della routine quotidiana non è certo facile per mamma e papà, ma è meglio che i genitori moderino agitazione, ansia e stress se tengono alla salute dei propri figli. Infatti, secondo i risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista 'Brain, Behavior and Immunity', lo stress di mamma e papà nuoce alla salute dei bambini facendoli ammalare di più di varie malattie, tra cui infezioni con febbre ricorrente. Condotto da Mary Caserta del dipartimento di Pediatria della Rochester University presso New York e coordinato dal pediatra e immunologo Xia Jin, lo studio ha coinvolto i genitori di 169 bambini tra i 5 e i 10 anni. La salute dei piccoli è stata monitorata per tre anni ed è emersa una chiara associazione tra stress dei genitori e stato di salute dei figli: i bambini i cui genitori sono più stressati si ammalano di più e più spesso. Non sono pochi gli studi che hanno dimostrato l'effetto negativo dello stress sul fisico oltre che sulla mente: lo stress abbassa le difese immunitarie e addirittura sembra faccia invecchiare più in fretta. Ma finora nessuno aveva pensato di studiarne gli effetti indiretti su chi ci sta vicino. Gli esperti Usa hanno pensato di testare l'effetto dell'esposizione allo stress altrui sui più indifesi, i bambini. Così hanno chiesto a un gruppo di genitori di monitorare attentamente, riportandone nota su un diario, lo stato di salute dei propri figli. I genitori ogni sei mesi sono stati sottoposti ad un'attenta disamina psicologica per valutare il loro livello di stress e ansia. Ebbene, è emerso che per ogni punto in più sulla scala dello stress (secondo i parametri diagnostici usati dai medici) 'messo a segno' da mamma e papà, i figli si ammalano il 40% in più per anno e presentano sintomi febbrili il 77% in più. Anche il loro sistema immunitario, analizzato con periodici prelievi di sangue, è risultato più attivo. L'interpretazione di questi risultati non lascia spazio a dubbi: è bene che i genitori moderino il proprio stress o che quantomeno non espongano i figli a subirlo di riflesso. A guadagnarci in salute saranno sia i grandi sia i piccoli che vivono loro accanto.
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Pubblicato il 18/03/2008

Un anno e mezzo di attesa per una mammografia, 540 giorni: da cinque anni è in preoccupante aumento il fenomeno delle lunghe liste di attesa, ostacolo principale per l'effettiva fruizione delle prestazioni sanitarie. Il nuovo rapporto Pit Salute del Tribunale dei Diritti del Malato, che sarà presentato martedì e di cui l'ANSA é in grado di anticipare alcuni dei contenuti, indica un aumento di quasi l'1% delle segnalazioni delle difficoltà da parte dei cittadini e in testa alla classifica c'é la diagnostica (58%), seguita dalla specialistica (31%) e dagli interventi chirurgici (9%).
I cittadini segnalano l'uso diffuso (soprattutto nelle aree di diagnostica e specialistica) del blocco delle liste di attesa, nonostante l'esplicito divieto introdotto dalla legge nel 2006. Attese incompatibili con le necessità diagnostico-terapeutiche e tempi di attesa superiori alla periodicità dei controlli. Tempi che si accorciano notevolmente per l'erogazione della prestazione in intramoenia rispetto al canale istituzionale. Fra i tempi massimi segnalati nel 2007 per alcune prestazioni diagnostiche, al primo posto la mammografia (540 giorni di attesa, con un aumento di 140 giorni rispetto al 2006). Peggiorano anche i dati per ecocolordoppler (420 giorni, +240 rispetto al 2006), colonscopia con anestesia (300 giorni, +60 rispetto al 2006), risonanza magnetica (270 giorni, +90 rispetto al 2006), ecocardiogramma (240 giorni +70 sul 2006) e ecografia tiroidea (220 giorni, +100 rispetto al 2006); diminuisce l' attesa per gastroscopie ed ecografia. La prestazione specialistica con il più ampio tempo massimo segnalato è la visita oculistica con 630 giorni di attesa e un aumento rispetto al 2006 di 510 giorni. "Per ridurre i tempi di attesa - ha spiegato - Francesca Moccia - si deve intervenire con norme per i tempi massimi di prestazioni, divieto del blocco delle prenotazioni e, con la recente legge, l'attesa di sole 72 ore per le urgenze differibili". Si ricorre molto di più all'intramoenia per le visite specialistiche (35%) piuttosto che per effettuare indagini diagnostiche (18%). Per un intervento oncologico si paga dai 12.500 ai 30.000 euro, 5.000 euro per la fecondazione assistita; visita specialistica alla tiroide 400 euro; risonanza magnetica a 300 euro.
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Pubblicato il 12/03/2008

ROMA - La depressione è un 'pericolo' subdolo che molte volte tesse la sua trappola indisturbata perché non è facile fare la diagnosi e spesso prima di capire la terapia adeguata per il paziente passano mesi di tentativi infruttuosi: in futuro con un semplicissimo prelievo di sangue si potrebbe fare la diagnosi certa e capire già dopo cinque giorni di terapia se i farmaci faranno effetto.
Resa nota sul Journal of Neuroscience, è la promessa di Mark Rasenick dell'Università di Chicago in Illinois dopo la scoperta di un 'segno distintivo' della malattia: la posizione di una molecola importante per rispondere alla serotonina, il messaggero chimico del buon umore. E' la proteina 'Gs alfa' ed é disposta in modo anomalo sulla superficie delle cellule dei pazienti depressi e quindi funziona meno. Gli antidepressivi oggi in uso, spiega Rasenick, agiscono riposizionando correttamente la proteina Gs alfa, permettendole di funzionare meglio.
La proteina Gs alfa, precisa Rasenick in un'intervista registrata in MP3, sulla superficie delle cellule dei pazienti depressi è intrappolata in una 'palude' di molecole appiccicose di grasso e non può compiere bene il suo lavoro, ovvero interagire con la serotonina. La depressione rimane orfana di un test diagnostico preciso. Inoltre per capire se i farmaci somministrati fanno effetto bisogna aspettare un periodo di latenza di uno o anche più mesi, un vero calvario per chi soffre del male di vivere. Un test semplice come quello proposto da Rasenick potrebbe dunque rivoluzionare diagnosi e terapia. Gli esperti Usa hanno prima di tutto confrontato cellule di pazienti depressi e individui sani e notato che G alfa è posizionata nella 'palude' di molecole di grasso solo nei malati. Poi "abbiamo visto in cellule umane in provetta e in ratti che questa proteina posizionata nell"ammassò di molecole di grasso viene spostata nel giro di qualche giorno dai farmaci antidepressivi".
Così spostata G alfa può interagire meglio con la serotonina. In futuro la sua posizione potrà essere analizzata direttamente nelle cellule del sangue: "potremmo mettere a punto un test - conclude - eseguibile in un semplice laboratorio per fare diagnosi e vedere subito, senza dover attendere mesi come ora, se i farmaci prescritti faranno effetto".
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Pubblicato il 11/03/2008

MILANO - Se la silhouette delle donne da sogno è a forma di pera, con i fianchi un po' più pronunciati e la vita stretta, per le italiane le cose iniziano a cambiare: il profilo delle donne in sovrappeso diventa sempre più 'a mela', cioé con un accumulo di grasso a livello dell'addome. Che, anche se non è evidente come l'obesità, mette comunque a rischio il cuore.
E' quanto è emerso da un'indagine presentata a Milano e condotta dall' Osservatorio Grana Padano in collaborazione con pediatri (Fimp) e medici di famiglia (Simg). A superare il limite di girovita consigliato, spiegano gli esperti, è il 35% delle donne tra i 20 e i 49 anni e il 49% delle donne over 50. "Una volta raggiunto lo stato di obesità - ha detto Maria Letizia Petroni, responsabile di nutrizione clinica dell'Istituto auxologico italiano di Piancavallo (Verbania) - la grande maggioranza delle donne (fino al 100% nelle donne obese ultra-cinquantenni) presenta valori di circonferenza addominale superiori al limite di rischio cardiovascolare, anche se la distribuzione del grasso è prevalentemente 'a pera'. Inoltre, soprattutto per il sesso femminile, c'é nel 13% dei casi quella che potremmo chiamare 'obesita' normopesò: in altre parole, non poche donne tranquillizzate dall'avere un peso normale sulla base dell' indice di massa corporea sono, senza rendersene conto, ad aumentato rischio cardiovascolare".
Per gli esperti, questi problemi arrivano a causa di un' alimentazione poco bilanciata, dal persistere di cattive abitudini come fumo e alcool, e dalla poca attività fisica. Non é allora un caso se "la sedentarietà, già prevalente nelle prime decadi, peggiora ulteriormente dai 50 anni in poi - conclude l'indagine - e la tendenza alla sedentarietà peggiora nel sesso femminile a tutte le età".
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Pubblicato il 08/03/2008

ROMA - Una bella corsa fa bene al corpo, ma ancora di più allo spirito. L'osservazione, comune ad atleti professionisti e amatori, che l'attività fisica genera una sensazione di benessere e di euforia, è stata infatti confermata da uno studio tedesco. Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato la loro scoperta sulla rivista Cerebral Cortex, il cervello produce durante la corsa una grande quantità di endorfine, le 'droghe naturali' dell'organismo. Lo stato di euforia dovuto alla corsa ha guadagnato anche la definizione comune di 'runners high', ed è stato osservato da molto tempo, anche se sulla sua origine ci sono teorie diverse. La più accreditata, cioè che sia dovuto alla secrezione di endorfine, non era ancora stata verificata sperimentalmente. I ricercatori dell'università di Monaco e di quella di Bonn hanno 'fotografato' il cervello di dieci atleti professionisti prima e dopo due ore di corsa con la tomografia ad emissione di positroni (Pet), andando a controllare i recettori degli oppioidi, quelli cioè che vengono attivati quando il corpo produce endorfine, ma anche quando assume oppioidi dall'esterno. Il risultato è stato che effettivamente i recettori dopo la corsa sono 'occupati' da queste sostanze, molto simili strutturalmente agli oppioidi sintetici usati ad esempio nella terapia del dolore. ''Per la prima volta abbiamo correlato endorfine e 'runners high' - spiega Henning Boecker, che ha coordinato lo studio, alla rivista Sciencedaily - e abbiamo notato che le aree del cervello attivate dalla corsa sono localizzate nelle zona prefrontale e limbica dell'encefalo, che hanno un ruolo fondamentale nei processi emozionali''. Secondo i ricercatori lo studio ha implicazioni anche nella terapia del dolore:''Le endorfine sono rilasciate anche nelle aree del cervello che sopprimono il dolore - spiega Thomas Tolle, un altro ricercatore - speriamo che queste immagini facciano capire ai pazienti l'importanza di riuscire a fare dell'attività fisica e li spingano a correre un po'''. Per capire come la corsa influenza anche il processo di produzione del dolore, i ricercatori proseguiranno lo studio con un altro tipo di strumentazione, la risonanza magnetica funzionale, questa volta su persone che provano dolore cronico. ''Siamo molto curiosi di vedere i risultati della nuova ricerca - spiega Boecker - e stiamo già pensando a nuovi test per verificare l'effetto dell'attività fisica su depressione e ansia''.